Pesci morti lungo le sponde del Lago D'Averno

POZZUOLI –  Un ‘acqua torbida con centinaia di pesci che galleggiavano alcuni morti, altri moribondi che boccheggiavano. Così si presentava ieri il Lago D’Averno di Pozzuoli, teatro d’ispirazione dantesca, l’inferno descritto nella Divina Commedia visto oltre le rive di questo lago dove secondo la legenda Caronte traghettava le anime dei morti nell’Ade. Ieri i morti erano le centinaia (se non migliaia) di pesci, che galleggiavano in acqua mentre i “predatori” appostatisi lungo le rive del bacino lacustre con retini e rami di alberi per l’intera giornata ne hanno approfittato riempendo le buste di pesci (la maggior parte dei quali erano cefali).

LA ZONA   maggiormente interessata al fenomeno è quella antistante le Grotte di Cocceio, dove lungo le sponde era possibile notare la presenza di pesci sia in acque che a riva, dove la corrente li trascinava. Secondo alcuni residenti del posto la grande moria dei pesci sarebbe dovuta ad un fenomeno naturale caratterizzato dalla presenza di zolfo sui fondali che avrebbe costretto i pesci per mancanza di ossigeno a riemergere in superficie. Nonostante ciò sono state numerose le persone che si sono avventate  lungo le sponde del famoso bacino lacustre approfittando della situazione.

GENNARO DEL GIUDICE

LE FOTO (di Angelo Greco)
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