La stazione di Marina di Licola nei pressi della quale è stato ritrovato il cadavere

POZZUOLI –  Con ogni probabilità stava rubando rame da un traliccio dell’alta tensione l’uomo trovato morto domenica mattina ai margini dei binari in prossimità della stazione della cumana di “Marina di Licola”. Aprevtesei Dumitru, 27 anni, rumeno e residente a Mondragone forse con altri complici nella notte tra sabato e domenica stava tentando di portare via il prezioso metallo prima di schiantarsi al suolo dopo un volo di diversi metri. A scorgere il suo cadavere ai margini dei binari della Cumana sarebbe stato un macchinista che dal treno avrebbe lanciato l’sos. Sul posto giungevano i poliziotti del Commissariato di Pozzuoli che in queste ore stanno indagando sull’accaduto. Intanto sulla salma del 27enne, trasferita in mattinata al reparto di medicina legale del Secondo Policlinico di Napoli, il Pm di turno incaricato dalla Procura di Napoli ha disposto l’autopsia.

LO SCHIANTO MORTALE –  Stando alle prime ricostruzioni Aprevtesei con l’ausilio di una scala era salito su un palo dell’alta tensione che sorge nei pressi della stazione della Cumana di Licola. Una zona particolarmente isolata dove l’uomo, probabilmente in compagnia di altri complici, stava tentando di rubare dei cavi di rame. Ma una volta arrampicatosi in cima al palo qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto provocando la caduta dell’uomo che dopo un volo di diversi metri si andava a schiantare al suolo nell’area a ridosso della linea ferroviaria. Secondo una prima ispezione sul cadavere sembra da escludere l’ipotesi che l’uomo sia rimasto folgorato dopo un contatto con i cavi dell’alta tensione: a dimostrazione di ciò, pare che non ci sia nessun segno di bruciatura sui guanti che la vittima indossava. Dunque, a causare la morte del 27enne, stando alle prime ricostruzioni, sarebbe stato il violento impatto con il suolo dopo un volo di diversi metri. Tragedia davanti alla quale gli eventuali complici, resisi conto di non poter fare nulla, si sarebbero poi dati alla fuga.

GENNARO DEL GIUDICE