L'eruzione del Vesuvio del 1944 (foto web)

POZZUOLI – Quanti giovani puteolani o napoletani, di venti o trenta anni, sanno di vivere in una vastissima area di vulcani ancora attivi? E quanti abitanti meno giovani dei Campi Flegrei e dell’area partenopea hanno presenti i rischi legati all’attività di questi vulcani? Per fare informazione in modo innovativo, il geologo Fosco D’Amelio, che è anche autore e divulgatore scientifico, condurrà da lunedì 10 giugno alle ore 19.45 un ciclo di quattro audiodocumentari per la trasmissione TreSoldi (Radio 3) dal titolo “L’impensabile – La prossima eruzione del Vesuvio”. Si parlerà dell’eruzione del Vesuvio come se l’eruzione stesse avvenendo in quel momento. Abbiamo incontrato D’Amelio per il lettori di “Cronaca Flegrea”.

Come  è venuta l’idea di una trasmissione radiofonica che tratta gli argomenti del rischio sismico in Campania. Come sarà strutturata la trasmissione?

L’idea nasce da un mio progetto personale che svolgo da anni nelle scuole, un progetto di divulgazione scientifica sulla percezione del rischio geologico in generale. Raccolgo materiale sulla questione Vesuvio ormai da diversi anni e la forma di audio documentario è solo una delle forme possibili, sia divulgative che in qualche modo più artistiche. Poi mi è stata data la possibilità dalla trasmissione TreSoldi di mandare in onda un ciclo sul Vesuvio. TreSoldi è forse uno dei pochi spazi veramente liberi nel panorama del documentario a diffusione nazionale. Per realizzare il documentario devo anche ringraziare Michelangelo Dalisi, Nunzia Schiano e le trasmissioni di Radio3 che hanno prestato la loro voce “dal futuro”.

E’ possibile fare delle previsioni anche di massima sui fenomeni sismici campani, prevedere quando si verificherà l’esplosione del Vesuvio o una nuova fase di bradisismo?

I fenomeni sismici spesso sono erroneamente considerati la sostanza del problema campano. In realtà, per il Vesuvio e i Campi Flegrei, si parla di fenomeni vulcanici, e quindi di rischio vulcanico, a cui è associato spesso anche un certo rischio sismico. Quando si valuta un certo tipo di rischio geologico in generale, si deve rispondere ad alcune domande che hanno a che fare con la prevedibilità del fenomeno, la sua intensità e sul numero di persone e di infrastrutture esposte al rischio concreto. Nel caso dei fenomeni vulcanici, purtroppo uno dei problemi più importanti è l’impossibilità di prevedere il come e il quando con sufficiente esattezza, sufficiente in particolare a evacuare e a proteggere le persone dal rischio. Si può prevedere con un certo anticipo la possibilità di un fenomeno, ma non tale da essere totalmente utile alla comunità da proteggere.

Il bradisismo è un fenomeno lento, che dura anni e ritorna. Come lo spiegheresti ad un giovane che è nato alla fine degli anni ’80, e che non ha vissuto l’ultima crisi, conclusa nel 1984?

Non è facile spiegare il bradisismo, anche nell’ambito scientifico le teorie accreditate sono diverse e molto differenti tra loro. I Campi Flegrei, l’area vulcanica a ovest di Napoli, è particolare, diversa rispetto al Vesuvio. Il Vesuvio ha un condotto centrale che almeno ti dice dove avverrà l’eruzione, i Campi Flegrei sono un’enorme caldera nella quale le bocche vulcaniche possono aprirsi in moltissime zone. Il bradisismo, come in ogni vulcano, è un fenomeno probabilmente legato a movimenti di magma o di gas da esso provenienti che deformano le rocce sottostanti e producono deboli terremoti in gran quantità. La deformazione del suolo è il fenomeno che osserviamo. Per i Campi Flegrei però questa teoria viene considerata passata, e ne esistono altre che spiegano in maniera differente.

Come possiamo prepararci all’eventualità di affrontare una nuova fase di attività vulcanica nei Campi Flegrei?

Come spiegavo prima, se accanto a un vulcano ci sono centinaia di migliaia di persone, il rischio non è dovuto all’eruzione, ma al numero di persone esposte a quel rischio. E quindi nei Campi Flegrei, così come nel Vesuvio, le possibilità sono poche, se non evacuazione molto preventive, tanto da esporre intere comunità al rischio di dover rimanere lontani da casa per mesi aspettando un’eruzione. L’unica possibilità è nella decompressione demografica, nella informazione e nella prevenzione. Da recenti studi, hanno osservato che per la popolazione residente nell’area vesuviana, un’eruzione del Vesuvio preoccupa solo il 7% degli abitanti, nei Campi Flegrei addirittura meno dell’1%. E arriviamo al punto che molte persone che vivono nei Campi Flegrei, individuano il Vesuvio come vulcano pericoloso, non avendo di fronte agli occhi un vulcano visibile, a parte le fumarole diffuse in tutta l’area.

L’Italia è un paese altamente sismico del tutto impreparato a rischi geologici e L’Aquila è l’ultimo tragico esempio. L’eventuale eruzione del Vesuvio non sarà solo una questione dell’area napoletana ma coinvolgerà in diversi modi il paese intero. Possiamo prospettare uno scenario a partire dai dati attualmente in nostro possesso?

Lo scenario in parte è prospettato nell’ultima puntata del documentario, quindi non vorrei anticipare troppo. Ci tengo a dire che per quanto prodotto di un’invenzione della fantasia, nell’audiodocumentario gli eventi raccontati nell’epoca di una eventuale futura eruzione sono basati sul Piano della Protezione Civile, sugli scenari eruttivi prospettati, sulle stime fatte anche sul numero di vittime dovute all’evacuazione. Potranno sembrare forti alcuni contenuti, ma saranno probabilmente molto vicini alla realtà che vivrà l’area vesuviana in caso di eruzione. Ho voluto far ascoltare per la prima volta l’eruzione di cui tanti parlano, le conseguenze di un fenomeno tanto assurdo per molti da essere considerato impensabile.

 

CARMINE URCIUOLI