Gli uomini della Guardia di Finanza hanno arrestato i due amministratori

POZZUOLI –  Dal fallimento di un’azienda erano passati alla nascita di un’altra, operante nello stesso mercato di competenza, con gli stessi clienti, con i medesimi apparati e con lo stesso personale tecnico specializzato. Insomma, un vero e proprio “travaso” da un’azienda all’altra. Questo l’artifizio utilizzato dagli amministratori di due aziende puteolane che ha consentito loro di sottrarre utile patrimoniale alla massa dei creditori e agli organi fallimentari, senza pagare quindi circa 5 milioni di debiti. Fallita la prima azienda, si provvedeva a svuotarla di tutte le attività produttive che nel frattempo venivano passate nella seconda la quale, oltre ad operare nello stesso mercato di competenza, si ritrovava con gli stessi clienti, con i medesimi apparati e con lo stesso personale tecnico specializzato. In questo modo una prima società falliva “teoricamente”, ma in “pratica” veniva poi fatta “rinascere” in una seconda che acquisiva un ramo d’azienda “pulito” della prima.

Quasi 5 milioni di euro di debiti contratti dalla "Tecnolab"

GLI ARRESTI –  Una “strategia” quella utilizzata dai due abili amministratori che è stata però scoperta dagli uomini della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Napoli che nella giornata di ieri hanno eseguito due ordinanze di applicazione della misura di custodia cautelare degli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta patrimoniale. A finire in manette Antonio Cassese, amministratore della “TECNOLAB S.r.l.”, società con sede in via Provinciale Pianura 29 in località San Martino e Alfredo Luongo, amministratore della “ESITALIA Srl”, società con sede in Pozzuoli ed operanti, tra l’altro, in settori di particolare valenza strategica come quelli della componentistica elettronica per armamenti e trasporti ad alta velocità su rotaia. Nei loro confronti durante la mattinata di ieri i finanzieri hanno eseguito due ordinanze di applicazione della misura di custodia cautelare degli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta patrimoniale emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica – Sezione Criminalità Economica.

LE INDAGINI –  La complessa attività investigativa ha tratto origine dal fallimento della “TECNOLAB S.r.l.” che annovera tra i maggiori clienti società del “Gruppo FINMECCANICA”, alle quali aveva reso forniture per la realizzazione dei treni “Alta Velocità” e per la costruzione di missili e tecnologie per la difesa. Le indagini, svolte attraverso una meticolosa disamina della frammentaria documentazione recuperata, hanno consentito di incrociare risultanze ottenute con i flussi finanziari rintracciati anche attraverso le indagini tecniche ed hanno fatto emergere una strutturata attività fraudolenta posta in essere dai due amministratori oggetto di misura restrittiva della libertà personale. In tal modo si è accertato che la “ESITALIA Srl” non era altro che la continuazione della “TECNOLAB Srl”, che, nel frattempo, era stata dichiarata fallita e quindi svuotata di tutte le attività produttive.

QUASI 5 MILIONI DI DEBITI –  Accurati controlli sul territorio, in uno alle evidenze ottenute, hanno permesso di verificare che la “ESITALIA Srl” stava operando non solo nello stesso settore commerciale della fallita, ma anche con gli stessi clienti, con i medesimi apparati e personale tecnico specializzato. Grazie agli elementi informativi ottenuti sono stati ricostruiti i diversi passaggi posti in essere dai soggetti coinvolti, a vario titolo, nella bancarotta: è stato accertato che i responsabili del dissesto hanno causato alla “TECNOLAB Srl” la maturazione di un imponente esposizione debitoria pari a 4.729.863,39 euro (costituita prevalentemente da debiti della citata società in bonis “ESITALIA Srl”), attraverso una fittizia cessione di ramo d’azienda che, unitamente ad abili artifizi contabili, ha consentito di sottrarre utile patrimoniale alla massa dei creditori e agli organi fallimentari.

GENNARO DEL GIUDICE
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