La musicologa e pedagogista Angela Luongo

POZZUOLI – Angela Luongo, docente di ruolo di pianoforte e puteolana doc, è la prima neuromusicologa dei Campi Flegrei. In Italia se ne contano 16 in tutto. Ha appena terminato la frequenza del primo Master di II livello in “Neuromusicologia clinica e nuovi linguaggi musicali” tenutosi in Italia, indetto dal Conservatorio di Salerno in collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma. La professoressa di Pozzuoli, classe 1973, è alla guida dell’associazione “Sinfonia flegrea”, nata dalla sinergia di diverse figure professionali altamente specializzate, quali: musicisti del teatro San Carlo di Napoli e di altre scuole, musicologi, educatori, pedagogisti, psicologi e musicoterapisti. Il sodalizio ha all’attivo un partenariato con l’Istituto Nazionale di Ricerca per l’Educazione e la Famiglia (Irsef in accordo con l’Università La Sapienza di Roma, l’Università Unicusano ed è in procinto di un partenariato con un Istituto di ricerca spagnolo).

Cervello e musica: come nasce questo connubio?
La musica ci fa stare meglio e detta la strada per la terapia da seguire. Nel corso degli ultimi anni siamo stati in contatto con persone affette da autismo, Parkinson, Sla, Alzheimer ed altre patologie ed abbiamo intrapreso insieme un percorso formativo e riabilitativo. Il cervello resta ancora un mistero ed è per questo che ci si avvale della neurologia per apprenderne meglio i meccanismi. La neuromusicologia ha infatti come obiettivo quello di ricercare le basi neuroscientifiche degli effetti benefici che la musica ha sul cervello e sull’organismo.

Quali sono le attività messe in campo dall’associazione che presiedi?
“Sinfonia flegrea” promuove tutte le iniziative musicali, artistiche, socio-educative-didattiche, formative e riabilitative finalizzate alla diffusione del benessere psicofisico, alla formazione e allo sviluppo continuo ed armonico di tutte le componenti della personalità sonora. La musica, in quanto patrimonio universale, va vissuta in tutti i ‘sensi’ possibili, siano essi educativi, formativi, preventivo-riabilitativi e sinestetici, per crescere in sintonia con se stessi, con gli altri e con il mondo che ci circonda.

E con quale approccio si lavora?
Sicuramente con un approccio “olistico” delle discipline musicali e artiterapiche per migliorare la comunicazione, sviluppare la creatività e l’intelligenza emotiva al fine di maturare un comportamento inclusivo e resiliente. Musicoterapia e neuromusicologia rendono possibile una ‘cura’ non farmacologica che ‘si prende cura’ della persona attraverso il linguaggio sonoro capace di entrare in sintonia con la mente e il corpo per cercare di ristabilire gli equilibri interni modificando la chimica e la fisica dell’essere umano e apportando un certo grado di benessere. 

Ti occupi di musicoterapia da tempo. Qual è la tua mission?
La nostra mission è garantire il benessere attraverso la musica e le altre arti. Lavoro ormai da anni perché si guardi alla musica sia per la sua funzione educativa che terapeutica. La musica ha nello sviluppo della personalità una funzione rilevante e multidimensionale: educativa, professionale e terapeutica. La musicoterapia nella pratica educativa e clinica ha degli effetti benefici sul cervello e sull’organismo. Con la musica i ragazzi si esprimono liberamente, dando vita alle rispettive emozioni. Bisogna adottare una metodologia trasversale e multisensoriale per raccogliere i frutti. 

Sei promotrice di un nuovo metodo pianistico? Di cosa si tratta?
Il Metodo esperenziale integrato (Mei) integra le diverse dimensioni della personalità sonora: energetica, tecnico-motoria, sonora-espressiva, psicologica, empatica e immaginativa. Dal punto di vista dell’insegnamento dello strumento musicale (pianoforte) tutto ciò ha avuto dei risvolti sorprendenti in quanto la conoscenza delle tappe evolutive del nostro cervello ha consentito un approccio metodologico funzionale e mirato allo sviluppo di abilità motorie, cognitive ed espressivo-emotive in tempi molto più celeri e verificabili in performance di livello.

Hai un sogno nel cassetto?
Vorrei lanciare un messaggio ai sindaci dei quattro comuni flegrei perché possano valutare l’idea di realizzare un centro di formazione, educazione e ricerca musicoterapica e neuromusicologica sul nostro territorio.