POZZUOLI – Ha varcato la soglia della caserma dei carabinieri di Marano spontaneamente, città nella quale vive, ammettendo di essere tra i componenti del gruppo che ha malmenato ed accoltellato un 20enne dopo una serata in discoteca. Si tratta di un incensurato, D.S.E., che dopo l’identificazione è stato ascoltato dai militari.

INDAGINI NO-STOP – Nel corso della dichiarazione, avrebbe avanzato la richiesta di poter chiedere scusa alla vittima – Salvatore Migliaccio, di Mugnano – e ai suoi genitori. Il giovane di Marano non è in stato di fermo, mentre continuano le indagini dei carabinieri di Pozzuoli per cercare di identificare gli altri complici della brutale aggressione. Un’aggressione che resta al momento senza movente. Salvatore lo ha ribadito più volte: durante nella discoteca di via Campana – il Golden Gate – non si sarebbe verificato alcun episodio, nulla che lasciasse presagire ad un attacco improvviso al termine dello spettacolo, quando oramai Migliaccio era in strada.

DIMESSO DALL’OSPEDALE – E’ qui che è stato raggiunto da coltellate dietro alla spalla sinistra, alle ginocchia, ad un braccio e ai glutei. In tutto otto fendenti, curati al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Grazie dopo il trasporto in ambulanza. E’ nel tragitto che poi il 20enne ha perso i sensi, svegliandosi ore dopo mentre gli stavano suturando l’ultima ferita. Dopo quasi tre giorni di degenza, Salvatore è potuto tornare a casa, ma dovrà continuare a recarsi al nosocomio puteolano per curarsi i tagli.

L’APPELLO AGLI AGGRESSORI – «Ora va meglio, decisamente – racconta il 20enne – A chi mi ha colpito chiedo di costituirsi alle forze dell’ordine. Devono farlo subito ammettendo ciò che mi hanno fatto. E soprattutto mi devono spiegare il motivo del pestaggio. Se dovessi vedere i loro volti in fotografia? Forse qualcuno ora sarei in grado di riconoscere. E’ successo tutto così in fretta e non ricordo nemmeno se mi hanno prima accoltellato alle spalle e poi tutto il resto. Ho gli occhi tumefatti per i calci al viso che mi hanno dato. E ancora non so perché mi abbiano picchiato in quel modo».