POZZUOLI – Un’incredibile vicenda iniziata oltre 50 anni fa e conclusasi soltanto ora. Riguarda un presunto abuso edilizio sulle sponde del lago D’Averno, già oggetto di un procedimento penale nel 1965 e la cui storia è andata avanti attraverso due richieste di condono negli anni ’80 e ’90. L’ultima parola l’hanno scritta i giudici del Consiglio di Stato, a cui si era rivolto il Ministero dei beni e delle attività culturali.

I CONDONO DELL’86 E DEL ’95 – Si tratta di alcune palazzine, un muro e una gradonata, per le quali nel 1986 venne richiesta la prima sanatoria. Come detto, però, già nel 1965 parte delle opere finirono per far aprire un procedimento penale. Dopo la richiesta di condono negli anni ’80, arriva quella del 1995. A far scattare il diniego da parte del Comune di Pozzuoli contribuisce il parere della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, secondo la quale il vincolo in quell’area – introdotto nel 1957 – aveva  «l’obiettivo di impedire che venissero alterate le condizioni ambientali e di decoro del paesaggio del lago d’Averno».

GIUDIZIO RIBALTATO – A dare torto alla Soprintendenza e a via Tito Livio, però ci pensa il Tar, che di fatto nega di fatto la natura abusiva delle opere. Siamo nel 2010 e sotto esame passano le due proposte di condono del 1986 e 1995. Intanto passano altri anni, fino ad arrivare ai giorni nostri. Il Consiglio di Stato ha ribaltato il giudizio di primo grado: il parere della Soprintendenza e la decisione del Comune di negare la sanatoria sono entrambi validi. Si chiude dunque dopo quasi 53 anni una delle vicende giudiziarie legate ad un abuso edilizio più lunghe che la città ricordi.