Il campo container di via Carlo Alberto Dalla Chiesa

POZZUOLI – «Ci aspettavamo una condanna maggiore, specialmente per padre e figlio. Ora ci auguriamo che non arrivino sconti di pena». I familiari di Gerardo Orsetti, il tappezziere ucciso un anno fa nel campo container di Pozzuoli commentano così la decisione dei giudici della Corte d’Assise di Napoli che hanno condannato le 4 persone ritenute colpevoli dell’omicidio dell’allora 42enne.

LE PENE PIU’ ALTE sono arrivate per Ciro Arcone, 55 anni e per il figlio Mario di 24 anni: entrambi dovranno scontare una condanna a 21 anni e 6 mesi di reclusione (contro i 24 anni chiesti dal Pubblico Ministero Monica Campese). Mentre sono stati condannati a 15 anni di reclusione per concorso in omicidio (il Pm ne aveva richiesti 21) Antonio Arienzo, 36 anni e Andrea Babo, 19 anni.

ERA LA SERA del 26 agosto del 2010 quando la violenza si trasformò in furia omicida all’interno del campo container di via Alberto dalla Chiesa di Pozzuoli. Gerardo Orsetti, 42 anni, tappezziere, venne  aggredito da 4 persone per poi essere colpito da una coltellata all’addome, che risultò fatale. La scena sotto gli occhi della moglie Partorina, nipote e cugina di Ciro e Mario Arcone, proprio i due condannati per omicidio. Gerardo Orsetti moriva dopo circa un’ora: inutile era la corsa in ospedale e i tentativi da parte dei sanitari di salvargli la vita.

Il luogo dove avvenne l'omicidio

DOPO LA FURIA OMICIDA, Mario Arcone rincasava nel suo container, dove veniva trovato dai militari diretti dai capitani Roberto Spinola e Maurizio Petrarca che lo arrestavano con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Dopo l’assassinio il padre di Mario, Ciro si rendeva irreperibile ai militari che sulla base delle indagini supportate da rilievi e testimonianza ricostruivano la scena del delitto. Ciro Arcone (detto “Purpetiello), accusato di concorso in omicidio volontario si costituiva 48 ore dopo il delitto al Commissariato di Polizia di Pozzuoli dichiarandosi “estraneo ai fatti”. Ma per lui le indagini riveleranno tutt’altro. A 50 giorni di distanza dall’omicidio arrivavano poi altri due arresti: quelli di Antonio Arienzo e Andrea Babo, arrestati la sera del 15 ottobre 2010 con l’accusa di “concorso in omicidio volontario”.

LA DENUNCIA PER ESTORSIONE – Ultimi anni di vita tribolati quelli per il povero Gerardo Orsetti vittima nel 2009 di estorsione da parte di  Procolo Pagliuca, (detto “Lino”), cugino della moglie. L’uomo, condannato a 20 anni di galera nel  processo “Penelope” nel quale sono stati condannati anche il padre Salvatore (20 anni anche per lui) e la madre Partorina (18anni) si recò per ben due volte presso l’attività commerciale del 42enne intimandogli di versare una somma di duemila euro in contanti. Ma Orsetti non si piegò e denunciò il tutto ai carabinieri che di lì a poco arrestarono Lino Pagliuca. Cosa che però non sarebbe stata mai digerita dall’altra parte della famiglia, che avrebbe condannato l’affronto fatto dal tappezziere “reo” di aver provocato l’arresto del parente.

GENNARO DEL GIUDICE
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