L'uscita della bara dalla chiesa di San Massimo a Licola

POZZUOLI –  Il silenzio e poche lacrime hanno accompagnato ieri mattina i funerali di Antonietta Gigante, la 76enne brutalmente ammazzata sabato scorso in un villino di Licola Mare. Un clima surreale dentro e fuori la chiesa di “San Massimo” a Licola Borgo, dove un cinquantina di persone tra parenti e conoscenti hanno dato l’ultimo saluto alla salma della vittima, sotto gli occhi di agenti di polizia e carabinieri presenti all’esterno della parrocchia.

POCHE PAROLE  –  Dentro una celebrazione semplice, accompagnata da parole pronunciate nell’omelia dal parroco Padre Giuseppe Guida, che ha parlato di resurrezione dello spirito senza fare alcun accenno al feroce assassinio della donna. Presenti ai funerali molti abitanti di Licola Mare, in quartiere “ghetto” dove la donna dopo la morte del marito viveva da sola nel villino a due piani dove sabato scorso due o più persone hanno fatto irruzione probabilmente per impossessarsi di un “tesoretto” tenuto nascosto dalla donna.

UNA RAPINA FINITA MALE, con la 76enne che veniva ammazzata brutalmente con gli assassini che dopo averla legata l’hanno poi colpita ripetutamente al volto fino a farla morire. E ad avvalorare la tesi della morte dovuta alle percosse ci sarebbe anche il referto dell’autopsia eseguita martedì mattina sul cadavere della donna, a conferma della tesi del medico legale. Sul fronte indagini intanto si continua a scavare nel passato, nelle amicizie e nei rapporti di Antonietta Gigante: proprio lì potrebbe esserci la “chiave di lettura” dell’omicidio. Benestante, con una quota di un locale dato in affitto a una catena di supermercati, la 76enne secondo il racconto di alcuni conoscenti, pare che aiutasse alcune persone in difficoltà  economiche prestando loro del danaro. Una donna forse finita nel mirino di qualcuno che probabilmente sabato avrebbe tentato di impossessarsi di quel “tesoretto” del quale l’anziana si sarebbe rifiutata di rivelarne l’esistenza, pagando il suo rifiuto con la vita.