Il consigliere del PDL Guido Iasiello

POZZUOLI – Il Consiglio Comunale come l’aula bunker di un tribunale? Chissà che non si arrivi addirittura a questo a Pozzuoli nell’era della rivoluzione e della convergenza digitale. Un primo tassello verso i “divieti” sembra sia stato apposto mercoledì scorso durante la discussione del terzo punto all’ordine del giorno: “trasmissione e pubblicazione delle riprese audio-video delle sedute del Consiglio Comunale sul sito Web del Comune di Pozzuoli”.

IL PROBLEMA – Oltre alla discussione sulla piattaforma che dovrebbe trasmettere in streaming le sedute, è stato sollevato il “problema” delle riprese video e delle fotografie effettuate oltre che dagli organi di informazione, anche dai cittadini presenti i aula. E a sollevare la questione è stato il consigliere del Pdl Guido Iasiello che ha chiesto una “regolamentazione per video e foto”.

IASIELLO, mostrando una sentenza di un Tar ha attaccato la libertà a scattare foto e video in aula durante i consigli comunali “Vogliamo certezza e chiarezza su chi ci riprende. E’ importante avere un unico responsabile che gestisca la cosa, che possa essere individuato facilmente. Vogliamo evitare un possibile uso personale da parte di qualcuno di foto e video che riprendono noi durante il consiglio comunale”  la denuncia del consigliere più eletto alle scorse elezioni.

CENSURA? – La richiesta di quella che si configurerebbe come una sorta di “censura” è stata accolta in maniera quasi “bipartistan”. Successivamente è stato incaricato il dirigente al ramo di formulare uno schema di regolamento anche sulla base della bozza di documento fatta in aula dai consiglieri che hanno dato le prime indicazioni.

Il consiglio comunale di mercoledì scorso

PERMESSI PER FOTO E VIDEO – Ma nel frattempo, da come si è potuto capire, dal prossimo consiglio comunale l’autorizzazione per le riprese all’interno dell’aula sarà di competenza del presidente e dei vari capigruppo i quali, sulla base di una richiesta presentata da chi vorrà scattare foto e realizzare video, dovranno poi dare l’autorizzazione a ciascun richiedente. Quindi chiunque vorrà riprendere anche con un semplice telefonino cellulare il consiglio comunale o addirittura scattare una foto sarà costretto a chiedere il “permesso”  che dovrà poi essere valutato.  Perfino una moglie, una figlia, una sorella di un consigliere comunale saranno costretti a presentare domanda.

SOLO LE EMITTENTI – Inoltre nel documento che dovrà poi diventare regolamento sarebbero menzionate per la trasmissione audio-video “emittenti televisive locali e regionali”. Quindi da quanto si evincerebbe, per il futuro regolamento le uniche autorizzazioni potranno arrivare solo per le tv puteolane e della Regione Campania.

INQUIETANTE – Ma il punto ancora più inquietante sarebbe un altro: nel testo redatto in aula e letto dal dirigente Carmine Cossiga non sono incluse le testate giornalistiche online, quelle che ad oggi oltre ai testi, fanno largo uso anche di foto e video. Quindi giornali anche di caratura nazionale che non sono configurate come emittenti televisive non potranno essere autorizzate? O, viceversa, potranno liberamente operare mentre solo le emittenti saranno tenute e chiedere il permesso?

 MA PERCHE’ TANTA PAURA? –  E ci si chiede perché il consigliere Iasiello in primis e via via tutti gli altri vogliono vietare le libere riprese e addirittura le fotografie? Perchè non vogliono essere immortalati da quanti li hanno scelti votandoli alle elezioni? Che uso si può fare di una foto che ritrae un consigliere comunale? Infine,  perchè anche i media devono richiedere un’autorizzazione?

DECISIONE CHE VA CONTRO L’ARTICOLO 21 – “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” si legge nel testo che prosegue –  Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”

GENNARO DEL GIUDICE
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