Una nuova rubrica per ascoltare la voce dei puteolani. Un’intervista a chi vive il territorio per sondare l’opinione pubblica e provare a carpirne i sentimenti e le emozioni. Oggi Cronaca Flegrea ha incontrato Raffaele Buono della Confersercenti Pozzuoli.

Raffaele, che percezione hai delle festività? Pozzuoli sembra una città pronta per il Natale?

«L’atmosfera di Natale è qualcosa di magico, che deve investire tutti i sensi: le immagini, i colori, i suoni, le luci, gli odori, i sapori, senza far mancare momenti di solidarietà, perché anche il cuore deve avere il suo spazio. Nel nostro territorio nonostante vengono spese ingenti somme per il Natale, ritengo che vengono spese male, vuoi per la mancanza di idee, vuoi per la mancanza di programmazione, e l’inesistenza della comunicazione. Eppure ci sono Comuni e luoghi a noi vicini che hanno valorizzato con eventi mirati lo stare all’aperto, portando tantissime persone e creando un grande indotto economico, ma per fare questo ci vogliono le giuste figuri professionali».

Che capacità ricettiva ha sviluppato la città di Pozzuoli? La ritieni adatta per accogliere turisti?

«Penso che non sia stato fatto molto, ma quel poco realizzato è isolato e non è connesso al territorio e alle sue potenzialità. Oggi il turista non vuole più il grande albergo ma le parole chiavi per un nuovo approccio, in grado di interpretare nuovi bisogni e nuove esigenze del visitatore, sono: scoperta del territorio, tipicità locali e risorse locali. Quindi reputo anche in questo settore insufficiente, per una mancata politica di accoglienza e di figure professionali adatte che mettano in connessione il territorio con il sistema accoglienza».

Cosa faresti e cosa non faresti da sindaco? Quali sono le proposte e quali gli errori da non ripetere?

«Punterei sull’occupazione, cardine dell’esistenza, il lavoro al primo posto. Pozzuoli, dopo la chiusura delle fabbriche, il ridimensionamento del settore pesca e di accoglienza, ha puntato nei fatti verso il niente. Abbiamo tutti i nostri giovani disoccupati e costretti ad emigrare, la stragrande maggioranza dei cittadini vive con la pensione propria o di qualche familiare. Questo è il quadro, mancanza di servizi, mancanza di mobilità tra gli stessi luoghi della città. Cosa farei? Metterei a regime tutto il patrimonio che Dio ci ha dato e la storia ci ha lasciato e vi posso assicurare che non è poco. Inoltre, Punterei verso un turismo adatto ai nostri luoghi, con un marketing territoriale che mette in rete gli operatori con il territorio, permettendo di far risaltare quei bene paesaggistici e storici e soprattutto valorizzare le tradizioni e i prodotti tipici. Infine, favorirei lo sviluppo ricettivo nel centro urbano, mediante la trasformazione e l’adattamento di camere e case da destinare alla ricettività. La cosa certa che farei come punto di partenza è di mettere persone giuste al posto giusto perché da soli non si va da nessuna parte, si vince in squadra».