Un bambino durante il soccorso aereo

CAMPI FLEGREI –  “E’ made  in Campi Flegrei” il soccorso medico aereo. Pietro Internicola e Roberto Sorrentino sono due medici di Medical Fly, azienda che si occupa di trasferimenti sanitari con aeroambulanze da una parte all’altra del Mondo. Loro sono la parte flegrea di un progetto nato da appena 2 anni e che nel 2012 ha iniziato ad effettuare  anche voli neonatali, gli unici in Italia, per bambini affetti da gravi patologie. Mentre parliamo con loro squilla il telefono. Chi chiama è il Primario di Cardiochirurgia dell’ospedale Pediatrico “Gaslini” di Genova per comunicare la bella notizia: «Ramel sta bene, è stato operato, è fuori pericolo ed è uscito dalla rianimazione». Tra Pietro e Roberto c’è uno sguardo d’intesa, sorridono, sono felici, quel bimbo kosovaro di appena 30 giorni è sopravvissuto «Ora aspettiamo che ci inviti al suo compleanno» dicono con gioia.

Un aereo Medical Fly atterrato sulla pista di Genova

LA MISSIONE –  Francia, Spagna, Libia, Kosovo, finora le tappe della loro “mission”. Angeli col camice che in qualsiasi momento della giornata sono pronti ad indossare la tuta da volo e partire verso una nuova vita da strappare alla morte. Il loro intervento nasce dopo la chiamata al numero verde dell’azienda: a rispondere c’è sempre un medico anestesista che spesso partecipa anche al volo. Appurata la specificità del caso sul quale bisogna intervenire, nel giro di 12-18 ore avviene la partenza dagli aeroporti di Bari o Napoli dove si trovano le aeroambulanze altamente equipaggiate con macchinari sanitari. Durante ogni volo, sono presenti due piloti, un medico e un infermiere. Una volta a destinazione, il bambino viene prelevato e sottoposto alle cure già durante il volo prima di giungere in uno degli ospedali italiani specializzati nella cura del caso.

il dottor Internicola con un bambino soccorso

CORSA CONTRO IL TEMPO –  Un servizio “Bed to bed”, ossia “da letto a letto” con il paziente che viene prelevato dalla propria culla e portato in un letto di ospedale attraverso un volo al quale prende parte anche la madre. Missioni che spesso sono vere e proprie corse contro il tempo che spesso riservano insidie e pericoli specie quando si interviene nei paesi meno sviluppati  «Una volta finì l’ossigeno a bordo di un’ambulanza che trasportava il nascituro da soccorrere – racconta Pietro Internicola, 33 anni, medico chirurgo specialista in anestesia e rianimazione e uno dei fautori del “Medical Fly Child Project”.  – Appresa la notizia ci precipitammo giù dall’aereo e attraversammo a piedi la pista dell’aeroporto con la bombola di ossigeno sotto al braccio». Conoscenze mediche ma anche aeronautiche per i medici che quotidianamente volano da un capo all’altro del nostro continente e un’organizzazione capillare attraverso una macchina organizzativa che gestisce dalla segnalazione via telefono fino alla richiesta di disponibilità di aerei.

I PERICOLI –   «Le segnalazioni spesso arrivano dalle Onlus che attraverso una raccolta fondi pagano le spese di volo – spiega Roberto Sorrentino, 34 anni, medico, altro fautore del progetto – Un viaggio in media costa dagli 8mila ai 13mila euro. E noi spesso, per abbassare i costi siamo costretti ad incrociare i voli». L’ultima corsa contro il tempo dei medici di Medical Fly è stata per Lucas, un bimbo romagnolo di 3 mesi, trasferito da Granada (Spagna) al Santobono di Napoli. Il piccolo era affetto da Atresia dell’esofago e la gravità del caso richiedeva estrema celerità nell’intervento. «Il volo fu effettuato con un jet da Napoli al fine di accorciare i tempi perchè il piccolo necessitava di aspirazione continua. Bisognava assolutamente evitare che inalasse la saliva. Ma fortunatamente tutto andò bene e dopo qualche giorno Lucas è uscito dalla rianimazione» dicono Pietro e Roberto mentre mostrano la foto di uno dei bambini sopravvissuti grazie al loro intervento. Quando escono dall’ospedale e tornano a casa ci facciamo sempre inviare una loro foto, in attesa ovviamente che ci invitino al loro primo compleanno».

GENNARO DEL GIUDICE

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