Nasce la rubrica “Una finestra sul sociale” a cura di Giovanna Di Francia, insegnante e avvocato, attivista nel sociale e volontaria per vocazione, da molti anni presidente del circolo Acli Dicearchia di Pozzuoli. Per domande, proposte e riflessioni i lettori possono scrivere all’indirizzo [email protected] scrivendo nell’oggetto “una finestra sul sociale”.

Da quando la vita mi ha riservato il privilegio di lavorare come insegnante, ho spesso trovato stimolante osservare le dinamiche di classe che, talvolta, celano situazioni complesse. In linea di principio ritengo che il disagio scolastico vissuto da un alunno sia l’elemento emergente di un sommerso insito nell’ambito familiare o strettamente personale. Esso si manifesta in varie forme: con l’iperattività, l’indolenza, con una timidezza estrema, attraverso manifestazioni di rabbia, con l’egocentrismo. È fin dai primi anni di vita che il genitore dovrebbe coglierne i segnali, segnali che, invece, spesso, vengono attribuiti alla normale crescita o imputati a fattori esterni.

Quando il piccolo fa il suo ingresso a scuola può succedere che i primi segni del disagio improvvisamente si amplifichino. Il processo di separazione non è una evoluzione semplice, né per il bambino, né per il genitore. Esso presuppone in entrambi una fiducia che deve necessariamente veicolare prima tra di loro e poi proiettarsi verso l’insegnante. È una relazione dinamica, circolare; essa può mettere in atto meccanismi virtuosi e gettare le basi per una positiva azione di crescita globale della famiglia; o trasformarsi fin da subito in un circolo vizioso nel quale rischiano di soffrire il bambino (in primis), i genitori e, infine, l’intero ambiente-classe dove l’alunno si inserisce.

Il ruolo degli adulti è fondamentale, ovviamente a ciascuno il suo. Il bambino “sente” gli spazi di distanza e a gamba tesa vi si inserisce. È lui l’inconsapevole burattinaio di un improduttivo contendere. Accorciare tali distanze fino ad annullarle è necessario per recuperare il rapporto di fiducia che innesca il circolo virtuoso. Giova a tutti. Ma il processo è complicato laddove subentrano dinamiche relazionali che fanno capo ai caratteri di ciascuno. Non bisogna perdere il riferimento basilare del percorso, che è l’obiettivo da perseguire per la famiglia, per la scuola e per l’intera società: la crescita globale dell’alunno.

Un bambino che percorre una strada evolutiva sana e che mantiene saldi i suoi punti di riferimento sarà di sicuro un eccezionale capitano della sua vita quando si affaccerà alla vita adulta. (Giovanna Di Francia)