L'entrata della scuola Vespucci invasa da rifiuti e sterpaglie

MONTE DI PROCIDA  –  Grembiuli, zainetti, astucci e alunni ai blocchi di partenza, l’anno scolastico si avvicina ma non tutte le scuole sono pronte. Così come il plesso primario Amerigo Vespucci di Torregaveta in via Cappella. Nonostante la campanella suonerà il 16 settembre l’istituto non è ancora in grado di accogliere i suoi piccoli inquilini. Erbacce alte, sterpaglie, rifiuti invadono e ingombrano le vie di entrata e uscita della scuola, veri ostacoli che costringeranno, a breve, i bambini a fare lo slalom per evitarli.

LETTERA DI DENUNCIA – Uno stato di degrado e abbandono denunciato dai genitori delle cinque classi delle elementari, in una lettera congiunta indirizzata al sindaco di Monte di Procida, Francesco Iannuzzi e agli altri rappresentanti comunali. «Continue sono state le richieste e i solleciti fatti – spiega il rappresentante d’istituto Nestore Antonio Sabatano – ma quasi nulla abbiamo ottenuto, i nostri figli, per entrare a scuola, sono costretti ad attraversare questi rifiuti, la fitta vegetazione, che cresce incontrollata, causa l’aumento di ratti e zanzare, delle cui punture spesso i piccoli sono vittime».

L’ORDINARIO NON SIA STRAORDINARIO – Un’opera di bonifica fu fatta l’anno scorso a causa di uno smottamento del terreno, furono sostituite le griglie esterne delle finestre, messi in sicurezza gli alberi ad alto fusto che distavano dall’edificio scolastico soli 4 metri, ripuliti i fondi limitrofi che invadevano il piazzale della scuola e rifatto l’impianto elettrico esterno. «La scuola necessita di un’uscita di sicurezza – continua Sabatano – per questo ho chiesto l’apertura di una porta murata che accede nel plesso e la presenza di un vigile all’entrata e all’uscita, l’anno scorso riuscimmo ad ottenerlo ma solo per un periodo, poi scomparve. Nei giorni scorsi c’è stato un sopralluogo da parte dell’assessore comunale all’Istruzione, Nunzia Nigro e del dirigente dell’ufficio tecnico Andrea Marasco, spero si sbrighino a dare inizio alle opere di bonifica e che facciano il loro dovere affinché l’ordinario non diventi straordinario, perché questo tormento si ripete tutti gli anni».

VIOLETTA LUONGO

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