MONTE DI PROCIDA – Sono immagini che fanno male al cuore quelle che immortalano nuovi danni all’isolotto di San Martino. A causa delle forti raffiche di vento e delle mareggiate che hanno investito l’area flegrea nei giorni scorsi, anche il percorso che mette in collegamento il lembo di terra con il promontorio montese ha ceduto. La resa di un bene che dopo aver sfidato a lungo degrado ed intemperie si lascia andare issando bandiera bianca dinanzi all’indifferenza dei più.

CROLLA IL PONTILE – L’isola flegrea versa in condizioni precarie da diversi anni. Molteplici le segnalazioni di intervento da parte degli affezionati del posto, vero e proprio pezzo di storia del nostro paese. Un angolo di paradiso che sotto gli occhi di tutti perde una parte di sé giorno dopo giorno. Stavolta, però, gli attesi interventi di messa in sicurezza non sono più procrastinabili: in pericolo è anche e soprattutto la navigazione leggera, tipica dei nostri mari.

SITO OFF-LIMITS –  L’isolotto e il pontile, raggiungibili attraverso un tunnel a cui si accede dalla frazione di Cappella sono off-limits da oltre un anno, in attesa di lavori di riqualificazione e riutilizzo del sito naturalistico che il Comune intende affidare mediante un bando pubblico. Un progetto sui generis, su cui il dibattito cittadino è ancora aperto ma che comunque stenta a decollare.

IL PROGETTO – L’Amministrazione intende infatti realizzare un centro velico ed una scuola di arti marinaresche, nonché avviare tutte le procedure necessarie all’apertura di una gara internazionale per l’affidamento del bene pubblico e la realizzazione del progetto. Ad oggi, ancora nulla sappiamo circa l’iter per la destinazione di uno dei gioielli più belli e pregni di storia per la comunità montese.

A GIUGNO LA PRIMA FRANA – Il crollo del pontile segue un altro cedimento avvenuto nel mese di giugno scorso, che ha coinvolto l’area più preziosa dell’isolotto: una notevole porzione del costone ai piedi di quella che un tempo venne utilizzata come torre di controllo durante i lanci di prova dei siluri. San Martino, infatti, dal 1917 e sino alla Seconda Guerra Mondiale, era base industriale per il collaudo di siluri. Negli anni ’60 è diventato poi attrazione turistica, con fondale marino tutto da esplorare.