Amici e militari sotto l'abitazione dei genitori di Michele Silvestri

MONTE DI PROCIDA –  «La morte è arrivata fino a noi» ripetono gli amici mentre con lo sguardo rivolto verso il terzo piano del civico 135 di via Cappella Vecchia fissano la veranda della casa dove vivono i genitori di Michele. Nella stessa palazzina, nel portone accanto  abitano i suoceri, i genitori della moglie Nunzia «Michele era come un leone, non riusciva mai a stare fermo. Addirittura il giorno dopo il matrimonio partì in missione per Nassirya – racconta un amico – ho ancora i suoi anfibi che mi ha regalato sei mesi fa». C’è un silenzio surreale nel vicoletto della piccola frazione che si divide tra i comuni di Bacoli e Monte di Procida. Arrivano fotografi, giornalisti, c’è un gruppetto di militari sotto al portone dei genitori del soldato italiano.

IL RICORDO DI UN “MILITARE VERO” –  E a poca distanza gli amici. Michele era uno di loro, un ragazzo di periferia che  aveva deciso di fare il soldato «L’ho visto crescere – ricorda Luigi, 68 anni, che vive nella palazzina di fronte a quella dei genitori di Michele – Tempo fa gli ho fatto dei lavori in casa.  Era una persona educata, un gran bel ragazzo, altro, muscoloso, educato».  Sul posto arriva anche un commilitone di Michele, un amico col quale chissà quante volte aveva condiviso racconti e momenti di quelle missioni che in più di un’occasione si sono ritrovati ad affrontare insieme «Ci siamo trovati in missione insieme in Libano – racconta Antonio, in servizio a Maddaloni  – Ora lui doveva tornare e io dovevo partire. Michele aveva una grande esperienza, viveva le missioni con spirito di sacrificio, era un militare vero»

GENNARO DEL GIUDICE