I parcheggi mai aperti a "Piazza a Mare"

LA LETTERA –  “Platz am Meer – Pissoir”. Così come hanno di recente protestato i francesi per l’anfiteatro Flavio trovato chiuso, prima che lo dica una comitiva di tedeschi, diciamocelo inter nos: Piazza a mare – orinatoio. Non oso commentare l’aspetto politico delle citate opere inutili, poiché non sarei all’altezza. Gradirei invece abusare della cortese ospitalità di Cronaca Flegrea, per evidenziare qualche aspetto sociale ed anche paesaggistico della vicenda.

Una volta, dalla villa comunale, si vedeva il mare e lo si vedeva anche dalla Cumana appena usciva fuori dal tunnel dei Cappuccini; si vedevano i traghetti e la banchina tutta e Pozzuoli sembrava un’autentica città costiera. Oggi, dopo la costruzione di quel fantaparcheggio e con il recente e spropositatamente allungato molo Caligoliano, sembra di affacciarsi su un laghetto poco più grande di una pozzanghera; Capo Miseno non si vede più e con esso è scomparsa pure la linea di orizzonte, che al tramonto si tingeva di rosso fra cielo e mare per congedare i pescatori.

Cambiati anche gli stili di vita

Nel frattempo sono cambiate anche le abitudini e gli stili di vita. Non vi sono più i “vespasiani”, aboliti con ignominia per la spocchia e l’ignoranza di certuni, i quali pensavano poi di tacitare le coscienze, imponendo agli esercenti dei locali pubblici di dotarsi di idonei servizi igienici; ma dimenticando che non esiste una legge che costringa i commercianti a lasciare libertà di al-cesso a chiunque. All’uopo, questa dinamica e giovane testata d’informazione, potrebbe enumerare facilmente quanti cartellini di fuori servizio si riscontrano nelle ritirate dei locali in zona; d’altra parte i gestori di bar et similia non possono neanche trasformarsi in tenutari di latrine, piuttosto che attendere alle varie mescite.

Invero, con acutezza e lungimiranza, al problema aveva già pensato Tito Flavio Vespasiano, chiedendo ai fullones il pagamento di una tassa, una specie di IVA sulle minzioni (centesima venalium), visto che costoro ricavavano ammoniaca dalle operazioni di pulizia delle vesti intrise di sostanze organiche e quindi lucravano su quell’attività. La circostanza è testimoniata da Svetonio (De vita Caesarum), il quale attribuisce l’espressione “pecunia non olet” a Vespasiano, in risposta all’obiezione del di lui figlio Tito, circa l’opportunità di tale puzzolente fonte di introito.

Piazza a Mare

Sta di fatto che dall’epoca della Roma imperiale ad oggi, ma anche molto prima di Romolo e Remo, gli esseri umani hanno sempre fatto la pipì e continueranno a farla e chi si occupa della res publica conosce e padroneggia con competenza ogni problematica afferente alle priorità della cittadinanza, incluso questa.
Purtroppo non tutti posseggono un’abitazione e comunque anche costoro si allontanano da essa per qualche tempo, per cui diventa cogente il problema di un’inopinata evacuazione, che si presenti lungo la strada.

Una volta c’erano i vespasiani un po’ dappertutto e nessuno si scandalizzava all’insorgere di impellenti bisogni, propri od altrui. Oggi, deputata alla bisogna, sulla piazza in epigrafe hanno appoggiato una specie di cabina telefonica senza vetrate, tutta chiusa e con dei gradini da patibolo per l’accesso, nella quale potersi liberare d’impaccio. Ma avete mai provato ad entrarci senza maschera e bombola da sub per respirare?

Totò truffa

Tranne i casi di utenti giovani palombari, oserei stimare il tempo di apnea di una persona anziana non sufficiente ad assicurare una, se pur svelta, evacuazione, quindi il soggetto viene costretto ad insufflare i miasmi di altrui eredità, specialmente sotto il sole cocente estivo, che amplifica tali esalazioni. Tecnicamente, questa sorta di loculo verticale, viene definito asetticamente “wc chimico”, destinato primariamente all’utilizzo nei cantieri mobili di lavoro. In ogni caso appare di tutta evidenza la finalità degli utenti che vi si recano, i quali, nella fretta impellente di abbandonare quell’angusto sito maleodorante, potrebbero essere indotti a frettolosi e parziali riabbigliamenti. Col rischio di vedersi irrogare la sanzione di 51 Euro per l’art. 527 C.P. secondo comma, ove di contempla la colposità dell’azione, ma senza poterne invocare lo stato di necessità e la forza maggiore!

Volete mettere, invece, un bel doppio vespasiano in graniglia di cemento, con abbondanza di feritoie di ventilazione, come questo in foto d’epoca post bellica. Oppure la celebre versione metallica cinematografica, utilizzata dal principe De Curtis, sebbene per illeciti fini, nel film Totò Truffa 62. A chi non scappa? Come diceva Jean de Santeuil: “castigat ridendo mores”.

MIMMO GRANDE
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