POZZUOLI – Tutto parte da qui, nel “cuore” della cittadina puteolana, o meglio, nel cuore di una persona. Si chiama Franco Testa e la sua vita è fatta di continui viaggi oltre il Mediterraneo per salvare vite umane. Quelle dei bambini che sopravvivono alle malattie come la malaria, per le scarse condizioni igienico-sanitarie in cui sono costretti  a vivere,  e per la malnutrizione dovuta a  gravi carestie. L’Africa per lui è la sua seconda “casa”. E i bambini, di cui  si prende cura personalmente, lo aspettano volentieri accogliendolo a braccia aperte. Una storia la sua, caratterizzata da un appassionante impegno sociale attraverso l’associazione dal nome “Africaintesta”, di cui  è fondatore, che abbiamo modo di raccontarla  al nostro giornale grazie a un’intervista che ci ha concesso.

Franco, sei da sempre impegnato nel sociale in prima linea per aiutare i bambini in Africa. Come è nato questo legame con il continente africano? Il legame con l’Africa nasce circa 9 anni fa. Fra i tanti viaggi che hanno caratterizzato il percorso della mia vita, mi mancava proprio l’Africa. Volevo fare qualcosa per dare il mio contributo, come ad esempio una piccola donazione a distanza, non di più. Ma da quando ho avuto modo di conoscere padre Amos, un sacerdote di origini africane, la mia vita è cambiata. Ho incominciato a frequentarlo, stringendo una grande amicizia che mi ha permesso di realizzare il mio sogno, quello di aiutare i bambini in grave difficoltà. Ed è così che  sono partito  in Africa, in Tanzania. Così è incominciato tutto.

Uno dei vostri progetti è quello di costruire un villaggio  a Bunda. A che punto siete? Il villaggio è quasi finito. Finora siamo riusciti a  costruire diciassette strutture grazie alla nostra associazione e ritengo che questo villaggio sia molto bello, un  fiore all’occhiello per la Tanzania. E’ iniziato un po’ per gioco. Ma alla fine è venuta fuori una struttura bellissima dove poter accogliere tanti bambini. Abbiamo anche trovato persone a cui affidare la gestione e sono le piccole suore missionarie presso San Giuseppe. L’idea è quella di consegnare a loro una scuola e ospitare anche bambini orfani. Purtroppo è molto difficile, a causa della burocrazia che non ci permette di ottenere permessi, ma cercheremo di mettercela tutta per dare un po’ di dignità a questi bambini. Spero che per l’anno prossimo riusciremo a tagliare il tanto agognato nastro per l’inaugurazione ufficiale.

Pensate di costruirne altri? Per il momento non ancora. E’ stato molto faticoso costruirne uno e richiede una spesa di almeno sessanta mila euro l’anno per mettere in piedi una struttura. Per non parlare della pedante e puntigliosa burocrazia che  ci complica le cose e delle risorse economiche che come sempre scarseggiano. Ma non molleremo, continueremo a portare avanti il nostro progetto.

E se una persone  volesse contribuire economicamente per sostenere le vostre iniziative come dovrebbe fare? Chi intende avvicinarsi alle nostre attività solidali, può contribuire in ogni momento ad effettuare donazione a distanza  attraverso il sito web di “Africaintesta” versando importi a propria scelta con la propria carta di credito.

Le prossime iniziative? La prossima iniziativa si terrà il quindici maggio presso il Tempo di Serapide a Pozzuoli. Sarà un momento di incontro e mi auguro che parteciperanno in tanti all’evento. Lo organizzerò come sempre con la collaborazione con la Pro Loco e alcuni ristoranti. Mi esibirò anche in concerto con alcuni miei amici per animare la festa. Tra cibo, bevande e un po’ di buona musica ognuno è libero di donare. Di iniziative vere e proprie ne facciamo una ogni trecentosessantacinque  giorni l’anno con il concerto di beneficenza di fine anno. 

Cosa si prova a tenere tra le braccia, stringendo al petto, uno di quei bambini che ricevono il vostro aiuto? E’ una cosa indescrivibile. Non saprei rispondere. Per percepire le sensazioni che io provo si deve soltanto andare in Africa, e stare a contatto diretto con loro. Mi ritengo una persona fortuna. Credo di aver realizzato il mio sogno. E anche il loro, quello di avere un villaggio.