L'abitazione dove viveva Antonietta Gigante

POZZUOLI –  Antonietta Gigante è morta senza che nessuno se ne accorgesse di nulla. La 76enne viveva da sola in una villetta a due piani con finestre e porta d’ingresso in alluminio: né un’ inferriata né un antifurto a scoraggiare i malintenzionati, nonostante le insidie del quartiere.

4 MORTI NEGLI ULTIMI MESI –  La villetta dell’anziana che sabato è stata imbavagliata, legata e picchiata a morte probabilmente da ladri in cerca di soldi e gioielli si trova in via Alice, a ridosso della spiaggia proprio dove furono  ritrovati seppelliti sotto la sabbia i cadaveri dell’ex assessore di Villaricca Roberto Landi prima e  quello di un extracomunitario con dita e piante dei piedi bruciati dall’acido poi. Ma la casa di Antonietta Gigante dista anche poche decine di metri dalla piazzetta dove furono uccisi a coltellate Antonio Chiaro e Francesco Romano: il primo a dicembre e il secondo appena 6 mesi fa.

La finestre al piano terra

DEGRADO –  A Licola Mare il degrado è un gran colpo d’occhio: case sventrate, abbandonate, container, lamiere che sostituiscono i muri di cinta sorgono sui lati dello stradone principale dove la sera le motociclette scorrazzano e i residenti hanno paura di uscire dalla proprie abitazioni. E dopo il brutale assassinio della 76enne la gente del posto inizia ad avere paura «Non ci possiamo credere», spiegano alcuni residenti che conoscevano bene Antonietta.  «Ieri sera non abbiamo sentito niente. Le modalità di questo fatto sono efferate, ora anche noi abbiamo paura». Antonietta Gigante e la sua famiglia erano conosciute nella zona: rimasta vedova del marito, imprenditore, la donna era rimasta a vivere da sola in quella casa a due piani. “Era una brava donna, tranquilla che stava sempre sulle sue” la ricorda Veronica. «Siamo abbandonati da tutti, furti e rapine sono all’ordine del giorno – spiega Peppe –  Vogliamo che venga fatta giustizia e che qualcuno ci aiuti».

LA PAURA –  Intanto ieri mattina nella casa di Antonietta Gigante c’erano gli uomini della Scientifica, alla ricerca di tracce utili per risalire agli assassini. Secondo un primo esame eseguito nella notte  sul cadavere della donna dal medico legale, pare che la morte della 76enne sia avvenuto 6-7 ore prima del ritrovamento. A dare l’allarme una vicina di casa, insospettitasi dalla porta d’ingresso lasciata aperta. Ma nonostante la villetta della vittima si trovi praticamente a ridosso delle altre abitazioni, nessuno  sabato, tra pomeriggio e sera avrebbe né sentito né visto nulla. Poi la scoperta intorno alle 22.  All’indomani del delitto in via Alice tutti sembrano essersi trincerati nelle proprie case, qualche residente timidamente si affaccia dal balcone. Tutti hanno paura, temono che la prossima volta possa toccare a loro.

La vittima, Antonietta Gigante

LE REAZIONI –  La messa domenicale è appena terminata, fuori la chiesa di San Massimo alcuni fedeli si fermano a parlare di quanto accaduto nella notte. Via Alice, Licola Mare e la casa dove si è consumato l’efferato delitto sono a poche centinaia di metri da Licola Borgo, dove padre Giuseppe Guida ha appena terminato di parlare ai fedeli. Un parroco sempre in prima linea, che da anni oltre a convivere con delinquenza e degrado della zona, dirige la mensa dei poveri che quotidianamente ospita centinaia di immigrati. Appresa la notizia Padre Giuseppe scuote la testa, sembra essersi abituato: i morti ammazzati a Licola sembrano essere ormai all’ordine del giorno. Qualche giorni fa era stato a casa di uno dei tre figli di Antonietta Gigante, per dare il sacramento dell’estrema unzione alla nuora. Ma il destino ha voluto che morisse prima la 76enne: un dramma nel dramma.

LA COMUNITA’ –  Insieme al parroco c’è Suor Valeria Schettin, è la suora che tre anni fa parroco e Vescovo designarono a  dirigere l’oratorio “Santa Maria Goretti”  che accoglie i bambini di Licola. «E’ una zona povera dove arrivano molti disperati alla ricerca di una condizione migliore, ma purtroppo è finita per diventare un luogo di degrado più assoluto – spiega Suor Valeria – Noi lavoriamo da tre anni tra numerose difficoltà, il nostro oratorio è stato spesso preso di mira da ladri ma anche da qualche residente che vorrebbe farci andare via. Ma la maggior parte delle persone cerca gente come noi, cerca un aiuto». 

GENNARO DEL GIUDICE
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