Cristian D'Alessandro in un appello lanciato da Greenpeace

CAMPI FLEGREI – E’ da venti giorni richiuso in un carcere russo l’attivista di “Greenpace” Cristian D’Alessandro, 31 anni, napoletano dei Colli Aminei fermato lo scorso 19 settembre dalla Guardia Costiera russa in acque internazionali. Cristian (la cui famiglia è nota nella città di Pozzuoli dove vivono conoscenti e amici) ed altri 29 membri dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise stavano protestando pacificamente contro la piattaforma petrolifera Prirazlomnaya della compagnia di Stato russa Gazprom, nell’ambito della campagna “Save the Arctic” contro le trivellazioni nell’Artico, quando sono stati abbordati illegalmente e minacciati con pistole dalle forze armate russe.

 

ACCUSA INFONDATA – L’attivista napoletano, unico italiano presente sulla nave della pace della famosa organizzazione internazionale, è quindi stato incriminato insieme agli altri 29 membri ( tra cui ci sono anche due giornalisti freelance) per “pirateria” e sottoposto a custodia cautelare dal tribunale di Murmansk che ha ordinato una detenzione di 2 mesi. Un’accusa assurda, quella rivolta nei confronti delle 30 persone fermate, contraddetta anche dallo stesso Presidente russo Vladimir Putin che nei giorni scorsi ha dichiarato “Non sono pirati, ma hanno violato la legge internazionale”.

 

GLI APPELLI – Intanto “Greenpeace” chiede il rilascio immediato degli attivisti, con proteste davanti alle ambasciate russe di tutto il mondo e con una petizione online che finora ha raccolto centinaia di migliaia di firme (per aderire basta collegarsi all’indirizzo:  http://www.change.org/it/petizioni/cristian-torni-a-casa-%C3%A8-solo-colpevoledipacifismo) Appelli stanno arrivando da tutto il mondo per chiedere la liberazione dei pacifisti e mettere fine ad una vicenda inaccettabile. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello del sindaco di Napoli Luigi De Magistris che ha scritto direttamente al presidente russo Putin. Mentre la madre di Cristian, Raffaela Ruggiero, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano affinchè si adoperi per la liberazione dei figlio.

 

LA LETTERA – Signor Presidente, mi chiamo Raffaela Ruggiero, sono la madre di Cristian D’Alessandro, il giovane attivista di Greenpeace, arrestato dalle autorità russe nel Mar Artico con i suoi 29 compagni. Mi rivolgo a Lei, Presidente, conoscendo la Sua storia e la Sua sensibilità verso i temi dei diritti umani, perché si adoperi per la libertà di Cristian. Certo, il momento è grave per il Paese e ben altri pensieri affollano la Sua mente, lo so bene, ma pure mi permetta di insistere perché rivolga qualche minuto del Suo prezioso tempo al mio ragazzo ed ascolti, per cortesia, il mio appello.

Cristian ha 31 anni, ha conseguito la laurea in biotecnologie mediche all’Università Federico II di Napoli, con una tesi di ricerca che ha avuto risultati lusinghieri ed apprezzamenti dai docenti fino a meritare la pubblicazione su una rivista scientifica. Durante il percorso universitario ha fatto le sue prime esperienze lavorative in Inghilterra, dove ha imparato la lingua pagandosi il soggiorno facendo il cameriere, perché la sua grande dignità non gli avrebbe mai consentito di chiedere soldi alla famiglia. Una volta laureato, assecondando il bisogno interiore di mettere in atto quei principi che per molti restano solo teoria, ha fatto la sua scelta di vita, aderendo ai principi dell’organizzazione ecopacifista Greenpeace, che si occupa di tutelare il pianeta dalle aggressioni, talvolta inconsapevoli, spesso proditorie, degli stessi popoli che lo abitano.

Noi, d’altro canto, abbiamo sempre sostenuto la ricerca di autonomia dei nostri figli, sicuri come siamo dei principi di onestà e correttezza in cui li abbiamo cresciuti e se, egoisticamente, avremmo preferito averli vicini, pure li abbiamo lasciati liberi di inseguire i propri sogni e di accrescere quel patrimonio di esperienze attraverso il quale sono diventati quello che adesso sono: esseri pensanti, liberi, onesti leali, in grado di fare scelte consapevoli, di compiere gesti nobili. Sono entrambi lontani, ma siamo certi del loro affetto, fieri del loro coraggio e contenti della loro felicità, perché i figli sono felici se fanno ciò in cui credono.

Cristian aveva il sogno di contribuire a costruire un mondo migliore ed ha creduto di poterlo fare pacificamente con i suoi compagni di Greenpeace. Questo sogno adesso è una colpa, anzi un reato gravissimo. Signor Presidente, non sentiamo Cristian da settimane. Sua nonna, che ha 88 anni, prega ogni giorno per lui, nel chiaro timore di non poterlo riabbracciare più. Mai avremmo creduto di vederlo in prigione, lui persona pacifica, non violenta, amante della natura, della musica, della compagnia semplice e schietta, accusato di pirateria e di atti violenti. Sappiamo che il Ministero degli Esteri sta facendo tanto per riportarlo a casa, ma La preghiamo Presidente, creda in questo nostro ragazzo, e ce la metta tutta per aiutarlo e per aiutarci. Grazie