Armando Del Giudice

LA STORIA – «Sarei andato via lo stesso, anche se avessero bandito 10 posti da ricercatore oltre a quelli necessari a soddisfare le ambizioni di carriera di tutti i dottori di ricerca in attesa». Armando Del Giudice non è uno dei tanti precari che hanno dovuto lasciare la carriera accademica per l’endemica e irreversibile carenza di fondi. Dopo essersi laureato con lode in Filosofia alla Federico II di Napoli e dopo aver conseguito, presso lo stesso ateneo, un dottorato di ricerca in Bioetica, ha scelto di cambiare. Un cambiamento, però, solo di status.

 

PASSIONE SCUOLA – Il leit motiv è rimasto sempre l’amore per la scuola, per la quale Armando Del Giudice si è trasformato in un vero e proprio imprenditore della didattica. Ed è cosi che mentre insieme ai due fratelli ha contribuito negli anni alla riorganizzazione dell’azienda di famiglia, la “Marald spa”, nel contempo ha messo su un progetto imprenditoriale pensato e rivolto agli studenti di tutte le scuole, dall’infanzia alle superiori. L’obiettivo è quello di fornire agli studenti un potenziamento didattico volto all’ottenimento di risultati che spingano verso l’eccellenza quanto appreso con i docenti e con il programma curricolare.

 

NUOVA METODOLOGIA – Tutto questo basato su una metodologia tipicamente universitaria. Un approccio alla scuola nuovo ed innovativo, reso ancor più interessante dalle innumerevoli attività organizzate insieme con giovani ricercatori provenienti da università e centri di ricerca di chiara fama e di altrettanti esperti provenienti dal mondo dell’impresa e delle libere professioni. Tra le grandi novità ci sono i laboratori di robotica che, mentre in Italia sono ancora relegati alla fase pionieristica, soprattutto nella scuola primaria, nel resto d’Europa sono ben collaudati e contribuiscono a fare l’eccellenza nell’istruzione pubblica e privata.

 

INTRODUZIONE DELLA TECNOLOGIA – Un progetto che a Napoli è portato avanti proprio da Del Giudice e che dal prossimo anno scolastico vedrà coinvolti i giovanissimi alunni della scuola primaria dell’Istituto Rossini di Napoli. «L’obiettivo è quello di incoraggiare le giovani menti alla tecnologia attraverso un approccio basato, non solo su una fruizione basica e acritica, ma sul problem solving: conoscere, sapere, saper fare, saper far fare. – Un percorso di conoscenza, dunque, che a partire dalle applicazioni tecniche, “robot” e prodotti per l’uso didattico, motivi e invogli gli studenti a risalire a ciò che vi è dietro: i linguaggi di programmazione.

 

INFORMATICA COME DISCIPLINA ARTISTICALa maggior parte delle persone – afferma Del Giudice – credono che l’informatica abbia a che fare essenzialmente con il calcolo e con la matematica. Per me è una visione troppo angusta: l’informatica, per il mondo in cui è in è in grado di risolvere i problemi è qualcosa che assomiglia più ad una disciplina artistica. Un buon programmatore non può essere sprovvisto di una generosa dose di creatività. E non c’è forza creatrice più energica del cervello umano negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Su questi presupposti, dal prossimo anno scolastico, introdurremo all’Istituto Rossini, il cui direttore Giorgio è stato il primo a crederci e a scommetterci, i laboratori di informatica e robotica. Anche con lo scopo di allestire le due squadre che, per la prima volta nella sua storia, rappresenteranno la scuola alle olimpiadi di problem solving».