Flavio Molino con il piccolo Antonio

POZZUOLI – Preso dalla disperazione ha occupato simbolicamente l’ex caserma della Guardia Forestale di Monterusciello ed è salito sul tetto dell’edificio minacciando di lanciarsi nel vuoto. Flavio Molino, 36 anni, operaio di Pozzuoli, ieri mattina ha inscenato una protesta per urlare al mondo il calvario del proprio figlioletto Antonio, 9 anni, affetto da una  rara malattia che ha portato allo stremo delle forze la sua famiglia. Flavio e la moglie chiedono una casa idonea per Antonio, che non può camminare e che compie gesti autolesionistici. Una storia che ha commosso anche gli uomini delle forze dell’ordine giunti sul posto.

 

OCCUPAZIONE SIMBOLICA – Flavio e Carmela ieri mattina hanno accompagnato gli altri due figlioletti a scuola e si sono diretti con Antonio presso l’ex caserma di via Scarpetta poco dopo le 12 e, mentre erano in corso i lavori di ristrutturazione dello stabile, l’hanno occupata. Dopo qualche minuto di caos sono giunti sul posto gli agenti della Polizia Municipale di Pozzuoli, i Carabinieri della vicina stazione e la Guardia Forestale. Tutto si è svolto in maniera pacifica e la famigliola ha messo fine all’occupazione poco dopo «Alcuni vigili urbani si sono messi a piangere, alcuni mi hanno abbracciato, rendendosi disponibili ad aiutarci» racconta papà Flavio che insieme a mamma Carmela, 35enne laureata all’Accademia di belle arti, da 9 anni fanno la spola tra un ospedale all’altro d’Italia per il piccolo Antonio, a cui diagnosticarono al settimo mese di vita una rara malattia neuropsichiatrica che gli provoca gravi ritardi psico-motori associati a condotte autolesionistiche. A ciò si è aggiunto, all’età di 3 anni, un tumore alla testa del femore che ad oggi gli impedisce di camminare.

 

IL CALVARIO E LE SOFFERENZE – Un “doppio fronte” di battaglia che ha portato la famiglia Molino a girare l’intero paese senza vedere ancora la luce. «Si tratta di una malattia rara di cui non si conoscono le cure  – racconta Flavio Molino – L’abbiamo scoperta quando Antonio aveva 6-7 mesi. Il nostro piccolo iniziò ad accusare dei lievi problemi perdendo il tono muscolare e anche un lieve ritardo psicomotorio. Poi a 3 anni scoprimmo un tumore al femore perché non voleva più camminare. Da quel momento, dopo il trauma alla gamba, il nostro bambino è diventato violento con se stesso, si prende a morsi e si fa male da solo» spiega il 36enne su cui gravano le spese mediche e di assistenza per il piccolo che quando può riesce ad andare anche a scuola.

 

LA NECESSITA’ DI UNA CASA – Purtroppo – prosegue Flavio – mia moglie non lavora per stare accanto ad Antonio e siamo costretti ad andare avanti solo con il mio stipendio e l’accompagnamento che percepiamo per nostro figlio. Ma le spese sono innumerevoli, andiamo avanti e indietro per l’Italia tra viaggi, ospedali, alloggi, medicine. Una volta siamo stati costretti addirittura ad affittare un appartamento per un mese perché gli altri due nostri figli volevano rimanere con noi. 

 

SFORZI ECONOMICI – Spese che hanno messo in ginocchio la famiglia Molino, su cui oggi pende uno sfratto da parte del proprietario dell’abitazione in cui vivono – A tutto ciò si aggiunge un fitto di 550 euro al mese ed uno sfratto che abbiamo da 2 anni perché il proprietario deve utilizzare la nostra casa per uso proprio. Oggi non sappiamo più cosa fare, abbiamo bisogno di un’abitazione a piano terra e senza barriere architettoniche. A volte sono costretto a tenere mio figlio legato nel passeggino perché la casa presenta innumerevoli pericoli. Siamo dei genitori che cercano di fare tutto per il proprio figlio, a spese nostre nonostante le gravi di difficoltà. Abbiamo fatto appello anche al Presidente della Repubblica il quale inviò una nota al Sindaco. Chiediamo – conclude papà Flavio – al comune una casa per il nostro piccolo Antonio che possa almeno alleviare un calvario che va avanti giorno per giorno, 24 ore su 24».

 

 

GENNARO DEL GIUDICE