QUARTO – Coprire i manifesti delle ditte concorrenti, minacciando anche ripercussioni in caso di “lamentele” circa l’accaduto. Un sistema, secondo l’Antimafia di Napoli, che la ditta di pompe funebri Cesarano avrebbe utilizzato a lungo e nei confronti di più competitors del settore.

“TI BUTTO SOTTO” – Tra questi anche i titolari di una ditta di onoranze funebri con sedi a Calvizzano e a Marano, aree di “competenza” degli stessi Cesarano. «Non ti permettere mai più di rimproverare i miei dipendenti che coprono i tuoi manifesti, altrimenti ti butto sotto. Io i manifesti li copro mattina, pomeriggio e sera e faccio quello che dico io e sono quello che sono. Ti faccio scorrere il sangue da tutte le parti. Come ti acchiappo così te lo faccio, ti riempio di schiaffi».

L’AGGRAVANTE MAFIOSA – Queste le minacce che un imprenditore del settore avrebbe subito, denunciate alle autorità ed attribuite ad Alfonso Cesarano, oggi tra i 25 imputati nel processo iniziato lo scorso 6 maggio. Non solo parole pesanti e manifesti coperti. Tra gli episodi ricostruiti nel corso delle indagini da parte dei pubblici ministeri John Henry Woodcock e Maria Di Mauro, anche quello riguardante un cliente dell’imprenditore già vittima nella vicenda appena raccontata.

LA STRATEGIA – Pur di sottrarre lavoro alla ditta concorrente, Cesarano non avrebbe esitato ad avvicinare uno dei suoi clienti, offrendo un funerale totalmente gratuito. Anche per questa ipotesi di reato, è scattata l’aggravante di aver agito sfruttando la forza intimidatrice dovuta alla vicinanza al clan Polverino.