POZZUOLI – Il carcere femminile di Pozzuoli è una realtà a noi vicina. Strutturalmente è inserito nel cuore cittadino, ma varcare le sue porte significa attraversare la linea di confine che separa la frenesia della quotidianità, dallo scorrere lento e inesorabile di un tempo che restituirà la libertà. Da questa parte c’è chi vorrebbe che il tempo si fermasse e cristallizzasse una gioventù che sfugge; dall’altra chi conta i giorni e le ore che consentiranno, a donne più mature, di ritornare agli affetti e ai legami improvvisamente interrotti. C’è anche chi aspira a restare all’interno di quel guscio di protezione perché ha perso tutto, perché in fondo la realtà carceraria, anche se con le sbarre, è diventata la propria abitudine, la propria sicurezza.

GLI INCONTRI – L’operatore carcerario incontra le detenute durante i momenti di comunità, tende loro la mano rubando una briciola di dolore e lasciando in ciascuna una cellula di bene, sperando che metta radice e proliferi. E’ il ritorno a casa che spesso rivela l’inganno; chi ha pagato il proprio conto spesso cresce e tende al riscatto sociale, ma il nucleo primordiale al quale viene restituito sta quasi sempre là a ricordarle che alternativa non c’è. Tutti gli uomini hanno nel proprio intimo un potenziale di malvagità, ma comprendere la fortuna di essere nati e di aver vissuto la propria vita in un contesto sociale che ci ha liberati da esso, non è un dono da poco. Saperne apprezzare l’essenza significa vincere definitivamente il pregiudizio. Può dirsi il lavoro su se stessi più difficile che il volontario è chiamato ad affrontare. Quando il quadro è dipinto e il compito può dirsi completo, le corde più intime dell’animo di ciascuno rivelano che nella vita nulla è a caso e se la prima volta che hai varcato quella soglia ti sei sentito uno straniero in terra altrui, ora senti che la linea di confine nel tuo cuore è stata cancellata dall’amore che non potresti più non donare.