Vincenzo Figliolia

POZZUOLI –  La frattura è arrivata lunedì, durante i lavori del direttivo del Partito Democratico di Pozzuoli, nella stessa sede dove il 27 gennaio scorso fu ratificato il tanto discusso invito all’UDC. A “sbattere la porta” è stato Alfonso Artiaco, ex assessore della Giunta Devoto e oggi membro dell’esecutivo e della commissione trattante del PD di Pozzuoli. Lo ha fatto dopo un’accesa discussione all’interno del partito, su un tema che non era all’ordine del giorno. Chi dovrà essere il candidato a sindaco per il centrosinistra alle prossime elezioni? Per molti sarà Figliolia, cosa scontata e indiscutibile; per altri è un argomento ancora prematuro che dovrà essere oggetto di discussione, analisi e dibattito all’interno del partito.

CONTESTATO IL METODO –  Una metodologia e una visione delle cose che lunedì hanno cozzato tra loro: da una parte i “fedelissimi” di Enzo, che vogliono un Figliolia-tris; dall’altra i “democratici”, coloro che non hanno nulla contro il nome e la persona ma che chiedono l’applicazione di un metodo “democratico”. «Il solo aver richiesto la discussione come dovrebbe accadere in una normale dialettica democratica, ha determinato reazioni che a mio avviso sono incompatibili in un sano e corretto confronto interno» ha denunciato  Artiaco nella sua lettera di commiato all’indomani dell’incontro-scontro all’interno del direttivo. Una missiva forte indirizzata a Vincenzo Figliolia, a tutti i componenti del direttivo del PD di Pozzuoli, al segretario regionale Enzo Amendola e al commissario provinciale Andrea Orlando attraverso la quale ha rassegnato in modo irrevocabile le proprie dimissioni dalla commissione trattante e dall’esecutivo.

“CANDIDATURA INOPPORTUNA” –  «Affido a questa lettera il compito di manifestarti l’inopportunità di una ennesima tua ricandidatura» ha concluso Alfonso Artiaco, dichiarando il proprio dissenso contro un “Figliolia – tris”. Contrarietà al metodo adottato dai membri del partito ma anche dallo stesso segretario cittadino del partito, dal quale forse ci si aspettava se non un passo indietro almeno una maggiore apertura al dialogo per quanto concerne la scelta della persona che dovrà guidare il centrosinistra alle prossime elezioni del 6 e 7 maggio.

La lettera di Alfonso Artiaco

CANDIDATURA SCONTATA –  La “goccia che ha fatto traboccare il vaso” sarebbero state alcune parole pronunciate da Franco Cammino (anch’egli ex consigliere comunale) e da qualche altro “fedelissimo” di Figliolia che davano per scontata la ricandidatura del buon Enzo. A quel punto giungeva la reazione di Alfonso Artiaco, che “denunciava” come fino a quel momento non si fosse mai discusso del tema e chiedendo ai presenti di iniziare a discuterne in maniera democratica e partecipativa.  « Mi sono reso conto che su una mia richiesta di discutere sull’argomento c’è stata c’è stata una dura reazione da parte della maggioranza dei presenti- spiega Alfonso Artiaco -.  Franco Cammino insieme ad altri membri del direttivo hanno buttato lì il nome, dandolo già per scontato. Ma quando è stato deciso? Ho rivisto le varie convocazioni ma non si è mai parlato di sindaco. Ho fatto notare che  con le coalizioni non ancora definite, senza conoscere ancora gli schieramenti era assurdo parlare già di candidatura. Non c’è mai stata nessuna discussione, mai il direttivo si è riunito con un ordine del giorno chiaro ed esplicito che ponesse all’attenzione dello stesso la candidatura a Sindaco».

POLEMICHE – Parole che scatenavano un’accesa discussione tra le parti con un Vincenzo Figliolia “stizzito” che di fronte alla messa in discussione della propria leadership alle prossime comunali quasi per “tagliare la testa al toro” avrebbe proposto di mettere a votazione la propria candidatura. Proposta che però sarebbe stata respinta per evitare che si creassero posizioni “pro” e “contro” la candidatura di Figliolia. All’indomani della riunione arrivava poi la lettera di Alfonso Artiaco che riportiamo di seguito:

LA LETTERA –  Caro Enzo, a seguito della conclusione dei lavori del Direttivo del 6 us con rammarico devo comunicarti che ho ritenuto del tutto inadeguata l’analisi politica oggetto della discussione e ti confermo che mai il direttivo si è riunito con un ordine del giorno chiaro ed esplicito che ponesse all’attenzione dello stesso la candidatura a Sindaco. Il solo aver richiesto la discussione come dovrebbe accadere in una normale dialettica democratica, ha determinato reazioni che a mio avviso sono incompatibili in un sano e corretto confronto interno. Del resto con questi atteggiamenti si è resa residuale la presenza del centro sinistra a Pozzuoli diradando a ogni elezione il “personale politico” che vi si riconosceva. Per tanto, rassegno in modo irrevocabile le mie dimissioni dalla commissione trattante e dall’esecutivo, marcando in modo inequivoco la mia distanza dalla sintesi che tu ancora una volta intendi rappresentare e affidando a questa lettera il compito di manifestarti l’inopportunità di una ennesima tua ricandidatura.

GENNARO DEL GIUDICE
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