POZZUOLI – Un cartello di pericolo e una catenella (di quelle bianche e rosse) montata per delimitare una piccola voragine formatasi, con ogni probabilità, in seguito alle piogge dei giorni scorsi. Questi i segnali di pericolo posti all’interno del Vulcano Solfatara dove padre, madre e figlio hanno trovato la morte a causa delle esalazioni di gas, in una fossa profonda poco più di due metri. Qui dentro è finito per primo Lorenzo, 11 anni, forse spinto dalla curiosità di vedere cosa ci fosse in quella buca, a pochi passi dalla fangaia, al centro del cratere, recintata da una staccionata.

LA FOSSA – Si, perchè a differenza di quanto sospettato nei primissimi minuti post tragedia, il bambino non avrebbe oltrepassato la staccionata in legno, ma la catenella retta da alcuni pali in legno che faceva da recinto a quella fossa. Ed è qui che il piccolo Lorenzo Carrer, provenendo dal percorso accessibile ai visitatori, forse calpestando il terreno friabile, sarebbe caduto, o semplicemente scivolato, allargando ulteriormente quel buco dove sono finiti dentro prima il padre Massimiliano, ingegnere e la mamma, Tiziana Zampella, impiegata all’Aeroporto di Venezia. Ipotesi e ricostruzioni che in queste ore sono al vaglio degli inquirenti.

LA MORTE – Una volta finiti nella buca madre, padre e figlio, sopraffatti da esalazioni di anidride carbonica, hanno perso i sensi per poi morire per asfissia. «Avevano la bocca aperta e la pelle marrone» ha raccontato uno dei soccorritori che hanno poi estratto dalla fossa i tre corpi senza vita.

LE INDAGINI – Sulla tragedia è stata avviata un’indagine da parte della Magistratura che ha disposto il sequestro delle salme sulle quali nelle prossime ore sarà effettuata l’autopsia. La Procura di Napoli ha affidato il fascicolo al sostituto procuratore Ilaria Barone Mancusi e al procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio. Al momento non ci sono persone iscritte nel registro degli indagati e l’area del cratere non è stata sottoposta a sequestro.