Una modella durante la sfilata organizzata da Gianni Molaro a Bacoli

BACOLI – E’ stato un successo la sfilata di Gianni Molaro andata in scena a Bacoli. Mai in città si era visto un vero evento di alta moda, con una macchina organizzativa capillare e di grande spessore. Un momento reso ancor più particolare dalla natura della location: un bar (il Cycas Cafè) trasformato in una lunghissima passerella, dall’interno della struttura fino alla terrazza esterna, sulla quale hanno sfilato circa trenta creazioni della nuova collezione di abiti da sposa di Molaro, di fronte a un pubblico entusiasta e un po’ frastornato dalla bellezza straordinaria degli abiti, delle modelle, e dall’atmosfera in generale. Numerosi gli ospiti, tra cui il Sindaco di Bacoli Ermanno Schiano, assessori e consiglieri comunali.

 

LA SFILATA – La splendida conduttrice, Veronica Maya, non ha mancato di sottolineare proprio come la scelta di un posto simile abbia un forte valore significativo; l’alta moda, un mondo a parte irraggiungibile per la gente comune, incontra la quotidianità nella più classica delle sue consuetudini, il caffè al bar tra amici. E ancor più significativo il tema dell’evento, il femminicidio, presentato dallo stilista con estrema decisione e durezza. “Finché morte non ci separi” era il titolo della serata, perché sulla passerella era rappresentato il giorno più bello della vita di una donna, quello in cui sceglie di unirsi ad un uomo in un atto di amore.

 

IL MESSAGGIO – Ma le modelle che indossavano abiti da sposa da sogno sfilavano sulle note di una musica da incubo, come se su di loro incombesse un pericolo mortale, finché, assieme allo splendido vestito, cominciavano a intravedersi tracce di lividi e contusioni sul viso, via via sempre più evidenti, grazie alle magie del trucco. Dunque, più che una semplice sfilata di alta moda, quello di Molaro vuole essere innanzitutto un messaggio volto a ricordare che il femminicidio è sempre prima di tutto un’espressione della nostra cultura, e secondo lo stilista colei che porta in sé gli strumenti per combattere questa cultura della violenza e del possesso è proprio la donna, amante moglie e madre.

 

MANUELA L. CUCCURESE