L'auto contro la quale avrebbe battuto la testa Mele dopo essere stato investito

E’ morto dopo 30 giorni di agonia Salvatore Mele, il pensionato investito a Pozzuoli lo scorso 14 maggio. Il decesso poco dopo le 13 di oggi  nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli dove si trovava da quel terribile sabato sera quando un’auto pirata lo investì in via Campi Flegrei, fuori al discopub “Capo Horn” lasciandolo agonizzante sull’asfalto. Troppo gravi le ferite riportate in quel violento impatto. Mele è morto  per arresto cardiaco. Inutili i numerosi interventi chirurgici ai quali il pensionato è stato sottoposto nelle ultime settimane, la sua vita è  rimasta sempre appesa a un filo.

AUTOPSIA – Sul corpo della 66enne il pubblico ministero della Procura di Napoli che indaga sull’incidente ha disposto l’autopsia, che sarà effettuata nelle prossime 24-48 ore presso l’obitorio del secondo Policlinico di Napoli, dove in serata è giunta la salma dal magistrato titolare delle indagini dirette dagli agenti del commissariato di polizia di Pozzuoli coordinati dal vicequestore Michele Cante.

L’ACCUSA – “Omicidio colposo e omissione di soccorso”: si aggrava ora la posizione del 28enne puteolano che quella maledetta sera del 14 maggio era alla guida dell’automobile che quella travolse la vittima, scappando. Per poi presentarsi agli uffici del commissariato di polizia solo dopo 11 giorni e l’ammissione di colpevolezza <<Ero io alla guida di quell’auto>>

Il pensionato mentre viene caricato in ambulanza

QUEL MALEDETTO SABATO SERA – Quel sabato quando poco dopo le 22,30 Salvatore Mele stava camminando in via Campi Flegrei, nei pressi del “Villaggio del Fanciullo” e del pub “Capo Horn”. Una delle mete della movida flegrea, lungo il marciapiede numerosi locali, dall’altro lato della strada le auto parcheggiate ovunque.  Improvvisamente Mele veniva travolto da una vettura mentre stava attraversando la strada.  Il pensionato finiva prima contro la porta di un’automobile ferma sul margine della strada e poi a terra. Numerose e profonde ferite, un trauma cranico, un trauma facciale, la rottura di 6 costole, lo spostamento del bacino, danni ad un polmone e diverse fratture per tutto il corpo.

UNA SCENA STRAZIANTE – Salvatore Mele disteso sull’asfalto in una pozza di sangue, il suo volto sfigurato, la porta della vettura contro la quale aveva sbattuto macchiata di sangue, le urla, i pianti e le grida di chi aveva assistito alla tragica scena. Sul posto giungevano i sanitari del 118, la corsa all’ospedale, le sue condizioni che apparivano gravissime. Trenta giorni di agonia e la sua vita  sempre appesa a un filo, in quel reparto di rianimazione del “Santa Maria delle Grazie” dal quale non è mai uscito.

GENNARO DEL GIUDICE
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