Polverino è considerato colui che detiene il monopolio dell'importazione dell'hashish dal Marocco

QUARTO –  I bigliettini erano l’unica forma di comunicazione scelta da Polverino che non parlava al telefono e di cui gli inquirenti non hanno mai ascoltato la voce in una intercettazione. Se volevano dialogare con lui, gli affiliati alla cosca partivano con l’auto da Marano e arrivavano in Spagna solo per consegnare un ‘pizzino’. “Catturare un personaggio del genere non e’ facile – spiega Alessandro Pennasilico, l’aggiunto che regge l’ufficio giudiziario napoletano in attesa di un nuovo procuratore – non c’e’ stata una soffiata, ne’ un colpo di fortuna. Solo una lunghissima attivita’ di indagine complicata”. Per il comandante provinciale dei carabinieri, Marco Minicucci, la cattura di Polverino potrebbe essere uno degli “atti finali contro la cosca”. “Sono presenti in tutti i settori della vita economica e producono una ricchezza enorme”, ricorda.

LE FUGHE –  “Passava da una citta’ all’altra, da un rifugio all’altro e quando lo abbiamo catturato quasi non credevamo ai nostri occhi. Vale per tutte le volte che siamo rimasti a mani vuote”, sottolinea Lorenzo D’Aloia, comandante del nucleo investigativo. Ha negato di essere lui mostrando i documenti falsi ma poi quando ha capito che non c’era piu’ scampo si e’ arreso. Le impronte digitali hanno dato la conferma. Contro Polverino c’e’ un “Mae”, mandato di cattura europeo.

IL “RE” DELL’HASHIS  Giuseppe Polverino, 53 anni, il boss del clan omonimo preso ieri sera in Spagna in un complesso residenziale di lussuose ville dopo cinque anni di indagini, e’ per i pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli colui che detiene il monopolio dell’importazione dell’hashish dal Marocco in Italia via Spagna, fornendo non solo tutte i clan campani, ma anche la ‘ndrangheta, la mafia siciliana e la criminalita’ organizzata pugliese. Per arrivare a essere il maggiore broker internazionale di hashish italiano, Polverino inizia la sua ‘carriera’ all’ombra del clan Nuvoletta di Marano (grosso centro a Nord di Napoli in cui i Polverino sono radicati), la prima cosca campana a trovare un’alleanza con la mafia palermitana.

AMANTE DELLA “BELLA VITA” –  Dotato di non comune intelligenza e capacita’ imprenditoriale, dicono i pm, diversifica gli investimenti dei guadagni delle attivita’ illecite, dall’edilizia all’industria alimentare, ma soprattutto si tiene fuori dalle frequenti ‘guerre’ tra clan del napoletano, che hanno finito per indebolire anche i gruppi piu’ forti, e puo’ contare sulla ‘protezione’ della gente di Marano, poco collaborativa con gli investigatori. Amante del poker, delle donne (due le famiglie che ha, una in Italia a Marano e una in Spagna) e della bella vita, non trascura pero’ gli affari del clan che anzi ha fatto prosperare investendo anche nel settore turistico-alberghiero tra il Belpaese (il mese scorso nel casertano gli e’ stato sequestrato un resort di lusso) e la penisola Iberica.

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