"Quarto è anche mia" recitava un cartellone

QUARTO/POZZUOLI –  Nel giorno del lutto cittadino proclamato nel comune di Quarto, a causa dell’imminente intenzione di realizzare una discarica di FOS (compost fuori specifica) nella zona del Castagnaro, ciò che ha colpito maggiormente è stata la numerosa ed eterogenea adesione al corteo di protesta partito alle ore 10 dalla piazza di Santa Maria. Così tra la folkloristica bara funeraria portata in spalla dagli uomini, usata come simbolo della morte dei diritti del cittadino, e le oltre diecimila persone presenti, si intravedono tante mamme con passeggini, scolaresche superiori e persino elementari bordate di striscioni, giovani e adulti e persino anziani, negozianti, operai e imprenditori, provenienti da tutte le zone flegree.

MAMMA E FIGLIO –  Data questa pluralità di persone presenti al corteo, nel caos calmo della protesta, abbiamo raccolto svariate dichiarazioni. La prima è stata la signora Rosalba, mamma del piccolo Gabriele che nel passeggino, a suo modo, protesta per il suo futuro insieme alla madre. «Questo è il vero compito di una mamma – afferma la donna – difendere il futuro di suo figlio. Mettere al mondo un bambino ai giorni d’oggi è una grande responsabilità poiché ci si trova ad affrontare la società odierna che ci tutela ben poco. Sono una donna che vive in questa zona e come tale non posso che appoggiare la protesta perché il bene di tutti è anche il bene di mio figlio, e viceversa». Curiosa, quanto simpatica, l’esclamazione che regala il piccolo Gianluca, bambino delle elementari che mantiene, fiero, lo striscione dipinto dalle sue maestre: «La discarica è una cosa cattiva che vogliono fare nella mia città e come possiamo giocare felici ?».

Manifesti funebri affissi anche sulle auto

UN RESIDENTE –  «Vivo in una casa tutta mia nel territorio del Castagnaro. Se pure volessi andare via, a causa della presenza della discarica, che, come è noto aumenta il livello dei tumori nel suo raggio d’azione, a chi potrei mai vendere il mio immobile? Cosi facendo mi toglierebbero l’unica ricchezza che ho e per la quale ho tanto lavorato. Ho le mani legate e questa situazione è intollerabile» – queste le tristi parole di Mario, robusto sessantacinquenne che non ha esitato a percorrere l’intera tratta del corteo dal centro di Quarto sino alla rotonda di Via Campana.

STUDENTI –  Poi, è la volta di uno studente, Lorenzo, che sfoga così la sua rabbia: «La parola che non finiremo mai di ripetere: basta! Sembra detta e ridetta da noi giovani, ma il suo significato è pieno della nostra presa di coscienza. Possibile mai che siamo meno importanti dell’immondizia?». Infine, l’immagine più toccante è quella di un giovane ventenne, Massimo, che spinge la carrozzina di sua zia Margherita, donna disabile che non voleva mancare alla manifestazione: «Oggi c’erano davvero tutti, e non potevo mancare io e nemmeno lei che ci teneva tanto a partecipare per dire il suo no alla discarica»Insomma il popolo di Quarto in primis e delle zone flegree limitrofe poi, sembrano davvero essersi uniti sotto l’unica bandiera della lotta alla discarica. Si auspica, per il loro bene, che questa sia la fonte del loro successo.

PASQUALE IOFFREDO