Carla CaiazzoPOZZUOLI – «Il momento più bello di questi ultimi mesi? Sicuramente la serata di beneficenza organizzata per me a settembre» ricorda Carla Caiazzo, la 38enne di Pozzuoli aggredita e data alle fiamme dal suo ex. A 9 mesi di distanza e a pochi giorni dalla sentenza di primo grado che ha condannato a 18 anni di carcere il suo aguzzino Paolo Pietropaolo, Carla svela un simpatico retroscena «Quella sera non ero a casa, ero presente anche io ai Damiani. Stavo in una stanza e dall’alto, attraverso le vetrate, vedevo tutto e tutti. Lì ho sentito la vicinanza di tutta la città di Pozzuoli, della mia gente. Mi sono sentita avvolta da un affetto incredibile, è stato davvero molto emozionante». 

ILARIO2L’ACCUSA – E proprio in merito a quell’evento e alla grande macchina di solidarietà messa in campo per lei che Carla vuole fare delle precisazioni «Quando ho parlato di istituzioni assenti e non vicine mi riferivo alla Regione Campania e non certamente al comune di Pozzuoli che invece mi ha fatto sentire tanta vicinanza. In particolare mi preme ringraziare il sindaco Vincenzo Figliolia e l’assessore Lydia De Simone, due persone che non mi hanno mai fatto mancare nulla. Diversamente la Regione Campania ci aveva promesso un aiuto che finora non è mai arrivato. Da loro siamo stati trascurati, è sembrata quasi una propaganda politica, hanno preso il mio nome, il nome della protagonista di una tragedia e lo hanno utilizzato. Addirittura insieme all’avvocato fummo invitati a recarci allo sportello per compilare la domanda per ottenere una sorta di sussidio ma non trovammo nemmeno i moduli. Come stanno le cose ora? Nulla, ci siamo persi nei meandri della burocrazia. In dieci mesi solo promesse».

SFRATTATA IN COMA – Abbandonata dalla Regione Campania ma anche da chi la conosceva da oltre 20 anni. E’ il caso del proprietario dell’immobile che ospitava l’attività commerciale gestita dalla madre di Carla. Un negozio intestato alla 38enne a cui fu recapitata una lettera di sfratto per morosità mentre si trovava in terapia intensiva «Il proprietario del negozio di Carla l’ha sfrattata mentre lei era in coma, nonostante la tragedia che stava vivendo – racconta il fidanzato di Carla, Vincenzo Ilario – ad un certo punto Carla si è vista recapitare lo sfratto per morosità per non aver pagato tre mesi e addirittura la richiesta di spese e onorari pari a 470 euro da parte dell’avvocato del proprietario dell’immobile. Tutto ciò mentre lei lottava contro la morte e la madre costretta a chiudere il negozio per assistere la figlia e la nipotina appena nata». 

SOSTEGNO – Oggi Carla ha bisogno di un sostegno morale, economico e fisico. Infatti, oltre a dover risolvere i gravi problemi fisici provocati dalle ustioni, dovrà fare i conti anche con l’impossibilità di poter condurre una vita professionale, una lontananza dal lavoro che rischia di protrarsi per anni. Intanto il nucleo affettivo si è allargato al primario di chirurgia D’Alessio e all’intero staff di medici e infermieri dell’ospedale Cardarelli, oltre che dell’avvocato Maurizio Zuccaro. E proprio insieme al suo legale, al fidanzato Vincenzo Ilario, amici e professionisti che Carla ha fondato l’associazione “Io rido ancora”, nata per tutelare le donne e che si batterà per il riconoscimento del reato di “omicidio di identità” e per la certezza di una pena, per i reati di femminicidio, senza sconti.