BACOLI – Sul filo della memoria la città di Bacoli incontra Rachel e suo marito Ashavi Daum, rispettivamente figlia e genero di uno degli ebrei sopravvissuti al campo di sterminio nazista di Auschwitz e che, giunto in paese nel 1946 fu accolto nell’ex Villa Scalera. Alex Kunstlinger arrivò nella cittadina flegrea insieme ad altre decine di rifugiati, integrandosi progressivamente nella popolazione locale mentre si preparavano per l’Aliyah (il viaggio per raggiungere la Palestina).

LA MEMORIA – A ricostruire la storia, ignota ai più è Elio Samuele Guardascione, Presidente dell’ “Associazione culturale Bacoli-Kymi”, che su quegli anni ha raccolto una straordinaria mole di documenti e testimonianze: «In poco più di un anno, grazie alla ricerca che sto portando avanti da qualche tempo e che sta avendo grande eco in Israele, sono giunti a Bacoli i figli di Nico Weiss, di Izhak Kalit, di Mordechai Roitman, per conoscere i luoghi dove, i loro genitori vissero i primi momenti felici dopo la tragica e sconvolgente esperienza nei lager – racconta Elio Guardascione –  Un viaggio di conoscenza e di riconoscenza per i luoghi e per le persone che segnarono tutti e in modo eccezionalmente positivo: ognuno degli ospiti di Villa Scalera ha raccontato della bellezza dei luoghi e della accoglienza fraterna e disinteressata ricevuta a Bacoli, e, ognuno di loro ha stimolata una grande curiosità e una grande voglia di conoscere i nostri luoghi e la nostra gente…ed ecco, che in piccoli gruppi vengono a Bacoli».

IL CASO – Ma stavolta, la visita di Rachel alla cittadina flegrea addolcisce una vicenda che avrebbe altrimenti visto la città “macchiarsi” ingiustamente di un triste episodio di cronaca nera. «I testimoni bacolesi che, durante la ricerca avevo intervistato, raccontarono, tutti, di una tentata rapina finita in tragedia: un bacolese avrebbe ucciso uno degli ebrei – racconta ancora il signor Guardascione – invece, i fatti ebbero un esito diverso: Alex Kunstlinger effettivamente fu colpito e fu gravemente ferito ma, dopo un ricovero di 40 giorni, ritornò, vivo e vegeto a Bacoli e, la visita della figlia ne costituisce la prova provata».

RACHEL SULLE ORME DEL PADRE – Confiscata dal ministero della Guerra dopo il 25 luglio 1943 e dagli Alleati dopo il loro arrivo nei Campi Flegrei, la dimora che divenne la “casa ricovero” degli ebrei sino all’agosto del 1946, era stata di proprietà di Michele Scalera, un ricco imprenditore napoletano, che come tantissimi altri italiani era stato in affari con Mussolini e altri gerarchi. Qui, Rachel ha potuto immaginare intere giornate trascorse da suo padre. Quelle che lui stesso ha avuto modo di descriverle. «Nel visitare i nostri luoghi Rachel manifestava tutta la sua gioia chiedendo conferma, in continuazione, se i luoghi che attraversavamo erano gli stessi visti dal padre – ha proseguito Guardascione –  Ma è stato al Comune che una frase pronunciata da lei, ha inorgoglito e commosso i presenti: “I bacolesi hanno dato a mio padre ed a tutti i suoi amici, affetto, amore e solidarietà cosa che non avvenne per gli altri reduci dai campi di concentramento che si preparavano per fare l’Alija” e, ancora “Bacoli ha contribuito alla nascita di Israele, il seme dell’accoglienza e dell’amore, dato in un momento storico così difficile per il popolo ebraico, ha segnato il futuro per la costruzione dello stato di Israele”». Al Municipio la donna è stata accolta dal Sindaco Gianni Picone ed altri rappresentanti istituzionali. Il Primo Cittadino ha espresso «l’onore e il piacere che la comunità bacolese ha e avrà anche in futuro di mantenere vivi i legami indelebili con la nostra storia e quella del popolo ebraico, ponendo le basi perché questa come le altre storie degli ospiti di Villa Scalera vengano segnate da un legame indissolubile con la storia della nostra città». Questo il commento “a caldo” sulla pagina Facebook della Coalizione per Giovanni Picone Sindaco.