BACOLI – Da “Madonna del Parco della Quarantena” a manufatto della “discordia”. Torna alla ribalta della cronaca la statua raffigurante la Vergine rinvenuta, nel mese di marzo scorso, da due Agenti della Polizia Municipale tra i rovi del Parco Quarantennale, durante un sopralluogo. E a finire sotto accusa sono proprio i “caschi bianchi”, ai quali viene contestato l’iter con cui hanno proceduto alla gestione degli interventi di restauro e successiva cerimonia di benedizione della statua.

LA LETTERA – Riportiamo, di seguito, il testo integrale della lettera che il Comando della Polizia Municipale ha sottoscritto ed inviato al sindaco Giovanni Picone al fine di fare chiarezza sulla vicenda che, in città, sembra aver suscitato non poco scalpore. «Egregio Sig.Sindaco, malauguratamente e come purtroppo sempre più spesso accade nella nostra Città divisa ed attraversata da lotte intestine, continuiamo a subire attacchi gratuiti ed ingiustificati, come da ultimo sulla vicenda del controverso restauro della Madonnina del Parco della Quarantena – si legge nella nota – Abbiamo appreso della mail a Lei trasmessa dalle sorelle Illiano, a nostro avviso inopinatamente resa pubblica attraverso la  consueta modalità dello sciacallaggio “social”, nella quale missiva, tanto la Sua persona, quanto la persona del nostro Comandante e noi stessi, siamo stati oggetto di doglianze ed accuse prive di fondamento. Dal momento che Le sono state chieste delucidazioni e risposte, dal momento che il nostro Comandante e noi stessi siamo stati oggetto di un vergognoso attacco personale che nulla ha a che fare con la nostra attività, anche al fine di dipanare ogni dubbio sulla genuinità delle nostre azioni e ripristinare la verità dei fatti e degli accadimenti, le trasmettiamo la presente relazione di servizio con la speranza che ne sia data ampia diffusione».

LA CRONISTORIA – «Il 12 marzo 2017, una pattuglia della Polizia Municipale, durante l’ordinario pattugliamento del territori in Via Spiaggia Romana all’altezza della Foce di Mezzo, rinveniva, abbandonata al margine della strada, una statua raffigurante la B.V. di Lourdes. La statua, in pessimo stato di conservazione, era in gesso e cemento ed alta circa un metro, per cui di notevole peso. La portammo al Comando dopo avere eseguito i dovuti rilievi fotografici e, autonomamente ed in verità, anche contro il parere del Comandante, scettica sul recupero della statuina, decidemmo di farla restaurare al fine di donarla a qualche Parrocchia, comunità o altra struttura».

IL PRIMO INTERVENTO – «Qualche giorno dopo, autonomamente e senza ricevere alcuna indicazione dal Comandante su consiglio dell’onorevole Peppino Scotto di Luzio, la statuina fu portata (con notevole sforzo) presso l’abitazione dell’arch. Gabriele Illiano, il quale, precedentemente contattato dall’amico ed estimatore, si era offerto spontaneamente e reso disponibile per il restauro, senza alcuna nostra pressione o costrizione. La statua è rimasta presso l’arch. Illiano per circa un mese (precisamente dal 15 marzo al 20 aprile). Nel corso del restauro, ci siamo recati almeno due volte presso l’abitazione dell’Arch.Illiano per aiutarlo a muovere e trasportare la statuina dal terrazzo dell’ultimo piano all’appartamento sottostante. L’ultima volta che ci siamo recati presso l’abitazione dell’Arch.Illiano è stato quando, lo stesso  i contattò per comunicarci l’ultimazione del restauro. Quindi, nessuna committenza è stata sottratta prima della conclusione del restauro».

 “RESTAURO GROSSOLANO E FRETTOLOSO” – «Pur apprezzando il lavoro svolto e , soprattutto, l’indubbio sforzo posto in essere dall’Arch. Illiano, come si evince dalle immagini (che a malincuore mostriamo ma che adesso sono necessarie a  ripristinare la verità  dei fatti e degli accadimenti), a nostro avviso, quindi in una valutazione artistica ed estetica soggettiva libera e scevra da ogni condizionamento politico, la statuina non solo non rispecchiava l’espressione caratteristica dell’iconografia sacra che la tradizione attribuisce alla Beata Vergine di Lourdes, ma,  oggettivamente,  il restauro appariva eseguito, purtroppo,  in maniera grossolana e frettolosa . Per quanto l’amore filiale possa rendere “ciechi”, oggettivamente non possono sfuggire, anche all’osservatore meno esperto, le macroscopiche differenze tra il primo intervento ed il secondo intervento di restauro. Basta osservare le rifiniture del mantello, delle mani, del Santo Rosario, dei capelli “dipinti di blu” nel primo intervento, e della base. Tutti questi dettagli non apparivano oggettivamente valorizzati».

LA SECONDA COMMITTENZA – «Essendo nostro intento quello di voler donare una statuina con le fattezze della tradizione, decidemmo di tentare un recupero ulteriore. Poco importava per noi che la statuina fosse un decoro da giardino. Simbolicamente rappresentava la Beata Vergine di Lourdes, nota per l’espressione misericordiosa e gioiosa. Su indicazione del Presidente dell’Associazione Culturale Michele Sovente, Nestore Antonio Sabatano, dopo averne ricevuto la disponibilità, la statuina fu affidata alle cure del Sig.Francesco Costigliola, che, in quasi quattro mesi di lavoro, ha riportato la statua nelle condizioni primitive di costruzione, effettuando una completa ed accurata ricostruzione e restauro. Alla fine del lavoro ed all’atto della presentazione e benedizione della statua restaurata, in assoluta  e  perfetta buona fede, ed al solo fine di evitare di evidenziare le differenze tra due lavori, ritenemmo di non dover fare menzione del primo restauro per discrezione e rispetto: purtroppo, nonostante l’indiscussa buona volontà, e l’apprezzamento per l’impegno e la passione profusa, il restauro sia per una valutazione soggettiva che oggettiva,  non ci era apparso conforme alle nostre aspettative. Ci teniamo ad evidenziare che tutto il lavoro effettuato è stato organizzato dal personale della P.M., ed in modo particolare da coloro che hanno ritrovato la statua e promosso il recupero, in modo genuino e con la convinzione di fare cosa gradita alla comunità di Bacoli».

“VERGOGNOSI E GRATUITI ATTACCHI” – «In questa vicenda non si inserisce alcun retroscena o “complotto politico”, ma soprattutto, per onore della Verità, non si inserisce in alcun modo il nostro Comandante che, per le ben note vicende personali legate all’infortunio del compagno, e per gli impegni lavorativi, è rimasta totalmente estranea a tutto il lavoro di restauro, venendo coinvolta solo all’inizio del mese di agosto, a restauro quasi completato e nelle battute finali del secondo intervento, sul quale espresse osservazioni funzionali a rendere l’opera coerente alla iconografia sacra tradizionale. Ci rattrista enormemente avere appreso l’amarezza delle figlie dell’Arch.Illiano, le quali anziché rendere pubblica una missiva riservata, avrebbero potuto serenamente confrontarsi con noi o con il Comandante, ed insieme, si sarebbe certamente trovato il modo per evidenziare e valorizzare il lavoro svolto dall’Arch.Illiano senza urtarne la sensibilità di artista. Purtroppo non possiamo sottacere l’esistenza di un pregiudizio professionale e politico più volte emerso nei contenuti delle dichiarazioni “social” della Sig.ra Andreana Illiano, da ultimo quelle relative ad una presunta “tiratina d’orecchie” ricevuta dal nostro Comandante in relazione a questi fatti, e sempre pronta ad evidenziare nostre carenze professionali pur consapevole delle difficoltà oggettive ed operative del nostro Comando.  E, ancora, ci rattrista la discutibile strumentalizzazione politica di un evento che avrebbe dovuto rappresentare motivo di gioia per la comunità, e ci mortificano gli ingiustificati ed infondati attacchi personali contro la Sua persona e contro il Comandante della Polizia Municipale, Dr.ssa Leone, nostra ospite, quanto Lei Sig.Sindaco, di un evento promosso esclusivamente da noi operatori. Siamo sinceramente dispiaciuti se le nostre valutazioni artistiche hanno potuto urtare la sensibilità altrui – conclude la Polizia Municipale –  ma non siamo più disposti a tollerare i vergognosi e gratuiti attacchi personali e professionali, verso i quali, sin da subito, saranno valutate azioni nelle competenti sedi».