Michele Lucci il primo “Maestro di Dama Internazionale” nella storia del damismo campano

BACOLI – E’ bacolese il primo “Maestro di Dama Internazionale” nella storia del damismo campano. Proprio dopo il successo nel “International Bacoli Open 2013”, il torneo tenutosi poche settimane fa, che ha ospitato in terra flegrea 56 campioni e professionisti della disciplina provenienti da ogni parte del mondo, il giovane 24enne Michele Lucci del “Circolo Damistico Fusaro” ottiene la promozione a “Maestro” nella specialità International Draughts nel “Italian Team Championship 2013” di San Giovanni.

Come ci si sente ad essere nominato “Maestro”?
«Sicuramente è l’attuazione di tante vittorie, sacrifici, sconfitte, delusioni, sorrisi, amori. Oggi mi ritrovo Maestro, ma per me questo è solo un trampolino di lancio verso obiettivi più grandi, spero».

 Perché la dama? Com’è nata la sua passione?
«Ho iniziato rispettando un po’ la tradizione familiare, magari (agli inizi) anche un po’ controvoglia. Giocavo la sera con mio padre, che vinceva sempre. Giocavo soprattutto per ammazzare il tempo dopo gli studi scolastici e musicali, ma alla play-station o al pc preferivo nettamente il gioco della dama. La mia passione ha preso poi una forma vera e propria tra i banchi di scuola, a 12-13 anni, con l’ausilio dell’esperto presidente del “CD Fusaro”, Umberto Tiano».

 Cosa l’affascina di questo gioco?
«Anzitutto io gioco prevalentemente a dama internazionale. In Italia ci sono varie specialità: dama italiana, quella che conoscono un po’ tutti, dama inglese (per capirci, quella di Messenger) e la dama internazionale. Le varie dame si differenziano tra loro per “campo di gioco”, regole e numero di pedine. Ma ciò che mi colpisce sempre è la profonda analisi, lo scontro tra “cervelli” che e’ posto dietro ogni singola mossa, la strategia, la tattica, l’essere più forte stando semplicemente “immobili fisicamente” su una sedia, mentre il tuo cervello sta distruggendosi e percorrendo chilometri e chilometri di strada sulla damiera tra le pedine. Fantastico! Peccato che  si tratta di uno sport per pochi, che non viene capito, e sicuramente per la gente comune (e sottolineo “per la gente comune”) non dà spettacolo come un pallone che rotola su un campo verde».

Quanto tempo si allena al giorno, ma soprattutto come avviene l’allenamento?
«In principio anche 2-3 ore al giorno, quando andavo ad allenarmi a Latina coadiuvato dall’attuale Grande Maestro Campione Italiano in carica, Daniele Macali, il quale mi ha dato gli stimoli giusti per raggiungere questo traguardo. Purtroppo oggi non ho tanto tempo a disposizione per allenarmi, a causa degli studi universitari e musicali. Ma quando ho un attimo di tempo libero, non esito a riguardare e studiare le partite dei Grandi Maestri Internazionali sul Toernooibase Dammen. Pero’ tengo a precisare, che oltre ad un duro allenamento sono importanti per il gioco della dama, la tranquillità psicologica, lo stare bene con gli altri, l’amare ed essere amati ed un buono stile di vita. Se ti alleni e non hai tutto questo è completamente inutile. Uno dei tanti modi per allenarsi è studiare tanto dai libri (ne ho tanti tradotti dal russo all’italiano) e analizzare quello che ti piace e quello che non ti piace, dando importanza alle varie fasi del gioco: apertura, centro partita, pre-finale, finale».

 Cosa direbbe ad un ragazzo o ragazza che vuole avvicinarsi al mondo della dama?
«Che non si tratta di un “gioco per vecchi”. In Europa, soprattutto Russia, Olanda, Ucraina, Bielorussia, ci sono tantissimi bambini che all’eta’ di 8-9-10 anni sono gia Maestri e competono a grandi livelli in tutte le manifestazioni europee.  Purtroppo in Italia a volte gli stimoli sono altri e molti non riescono a capire le grandi cose, i veri valori sportivi, e non solo, che nasconde questa specialità. Lealtà, bontà e i valori veri della vita per chi gioca a dama, sono all’ordine del giorno.  Per ambire in alto nella vita e quindi anche nello sport bisogna imparare a credere in quello che fai, sempre. Imparare a rispettare il prossimo e amare chi crede in te».

MANUELA L. CUCCURESE