BACOLI – Nessuno saprà mai come sono andate realmente le cose. Anche la verità resterà nascosta in quei fondali, ricchi di insidie, specie dopo le mareggiate di questi giorni. Ma ci sono alcuni dettagli che agli esperti non sono sfuggiti e che fanno credere, senza ombra di dubbio, che Antonio Emanato abbia dato la sua vita per salvare quella della piccola Lara. Il suo corpo è stato rinvenuto a una profondità di 15 metri ma senza bombole. Ciò ha fatto ipotizzare subito che l’esperto le avesse tolte per cedere il proprio respiratore alla ragazzina probabilmente in difficoltà e nell’impossibilità di riemergere. Emanato, però, è morto prima di riuscire a risalire in superficie.

QUELLE BOMBOLE ACCANTO A LARA – La conferma dell’estremo gesto di generosità dell’istruttore è arrivata ieri mattina. Le sue bombole erano proprio lì, accanto al corpicino senza vita di Lara, rimasto incastrato per ventiquattro ore in una cavità sottomarina della cosiddetta “Secca delle Formiche”. A sottolineare questo particolare, certamente utile alla ricostruzione dell’immane tragedia è Paolo Ardizio, operatore tecnico subacqueo che con l’aiuto di un collega, Pietro Sorvino, intorno alle 14 di domenica scorsa ha recuperato il corpo senza vita di Emanato. «Quando ho visto il corpo di Antonio — ricorda Paolo — lui non aveva le bombole e conoscendo il suo altruismo è probabile che se le sia tolte per darle alla ragazzina in difficoltà. Un modo forse per consentire a Lara di respirare e raggiungere la superficie».

UNA VISIBILITA’ COMPROMESSA – La Secca delle Formiche, al largo di Ischia e Procida è una sorta di paradiso sottomarino, non troppo profondo ed esplorato da archeologi, appassionati ed esperti. Tuttavia, in condizioni meteomarine non ideali, la cavità in cui hanno perso la vita Antonio e la sua giovane allieva, alcuni sub esperti la considerano sconsigliabile da esplorare. Ma cosa è successo ad Antonio Emanato e alla piccola Lara? Perché hanno avuto difficoltà a riemergere dall’acqua? L’ipotesi più accreditata è che i due abbiano perso l’orientamento per una visibilità già pericolosamente compromessa dalle mareggiate di questi giorni. Melma e fango, sollevati dai colpi di pinna, potrebbero aver completamente oscurato il grottino, costringendo i due sub ad una forsennata ricerca della via d’uscita fino a consumare tutta l’aria presente nelle bombole.

PARLA IL COMANDANTE DE ANGELIS – Ad evidenziare il problema della visibilità all’interno dell’insidiosa caverna nella quale le vittime sono rimaste intrappolate è il tenente di vascello, Alessio De Angelis, comandante della Guardia costiera di Ischia che ha coordinato le operazioni di recupero dei cadaveri: «Si tratta di un sito dove effettivamente ogni movimento può mettere in gravi situazioni di pericolosità – riferisce ai media – è solo un’ipotesi ma questo potrebbe aver ridotto la visibilità». Gli accertamenti sulle possibili cause del decesso e l’attrezzatura utilizzata e posta sotto sequestro potrebbero fornire dettagli utili alla ricostruzione della tragedia. Non si esclude che la verità su quanto avvenuto nella grotta potrebbe arrivare da una microcamera go-pro che Antonio usava per le immersioni. E’ certo, però, che il mare si è portato via due suoi figli che lo hanno amato sino all’ultimo respiro. Bacoli piange un uomo, Antonio ed una ragazzina, Lara strappati alla vita troppo presto.