Il carcere femminile di Pozzuoli

POZZUOLI –  Invocano “amnistia e libertà” e ogni giorno, per almeno un’ora, manifestano battendo contro le inferriate delle celle con pentole e oggetti metallici. E’ la protesta che stanno portando avanti le detenute del carcere femminile di Pozzuoli aderendo a un’iniziativa analoga in corso anche in altre carceri italiane. «Si tratta – dice il segretario generale dell’Osapp Leo Beneduci.- di un segnale importante del quale la politica deve tenere necessariamente conto. L’esame responsabile di un provvedimento di amnistia da parte del Parlamento ha rilevanza estrema non solo per far ripartire il sistema giustizia e le carceri verso le necessarie conquiste di libertà e progresso, ma anche per consentire gli oramai esigui addetti della polizia penitenziaria di svolgere con professionalità il proprio lavoro per il produttivo reinserimento sociale dei detenuti».

PROTESTA PACIFICA –  In maniera pacifica, senza creare tensioni, sia ieri mattina che domenica sera hanno dato vita alla rumorosa manifestazione organizzata nei pochi metri quadrati delle proprie celle. Battendo contro le inferriate, hanno attirato l’attenzione di quanti in quelle ore si trovavano a passeggiare in via Pergolesi e via Terracciano. Dalla strada infatti si udivano i rumori e gli slogan scanditi dalle detenute che hanno richiamato la curiosità dei passanti. La protesta pacifica delle detenute finora è stata attuata in molti istituti penitenziari, tra cui Regina Coeli, San Vittore, Napoli Poggioreale, Catania, Asti, Biella, Ivrea ed Alessandria. A questi da qualche giorno si è aggiunto anche il carcere femminile di Pozzuoli spesso finito al centro delle polemiche per le condizioni di sovraffollamento.

SOVRAFFOLLAMENTO – Appena qualche mese fa l’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria)  scritto al Presidente della Repubblica, al presidente del Senato e al presidente della Camera denunciando le precarie condizioni di detenzione alle quali sono soggette le recluse e per sensibilizzarli sulle “gravissime condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria e in particolare del personale femminile del Corpo” nelle carceri italiane. Nella missiva veniva  citato anche il “caso-Pozzuoli”, il carcere di femminile di via Pergolesi che secondo il sindacato risulta essere tra le carceri italiane che hanno un rapporto poliziotte-detenute tra i più bassi del paese. Un’ esigua presenza di polizia penitenziaria alla quale si aggiunge la “grave fatiscenza dell’infrastruttura” e il “sovraffollamento della struttura” con celle piene a tal punto da “costringere le detenute a stare a letto a causa della mancanza di spazio”.

GENNARO DEL GIUDICE