Randagio? NO. Libero! Fonte: facebook
Randagio? NO. Libero!
Fonte: facebook

AMICI ANIMALI – Un interessantissimo progetto quello di Gemma Morabito, educatore cinofilo, messo online attraverso questa pagina facebook: sensibilizzare le persone alla libertà, nel senso più ampio della parola. La prima cosa che si legge cliccandoci sopra è “Solo colui che riesce a mantenere la propria libertà rispetto a tutto e a tutti conserva e moltiplica la libertà sulla terra. (Stefan Zweig, Montaigne)” Che sia questo il succo di tante sciagure e di tanti errori che l’essere umano fa “pensando di fare il meglio?”. Peggio di chi vuole fare male con consapevolezza c’è solo chi fa del male pensando di fare del bene. Peggio di questo, poi, c’è solo chi con il silenzio non si schiera dalla parte di nessuno, favorendo così, senza prendersene la responsabilità, i carnefici.

I cani di Atene Fonte: facebook
I cani di Atene
Fonte: facebook

IL RANDAGISMO – Il randagismo è un qualcosa che oggi ha dei connotati piuttosto misteriosi in realtà, in Italia. Al Nord i canili sono stracolmi ma per strada non c’è l’ombra di un cane, mentre il Sud pullula di randagi, dentro e fuori i canili, di tutte le età. Mentre gli ospiti dei rifugi al Nord invecchiano qui al Sud altri cani, che dovrebbero venire regolarmente sterilizzati e monitorati, partoriscono nuovi cuccioli, in una escalation senza fine. Non solo. Moltissimi sono i cani che arrivano dall’estero, arrivati qui, a detta di molti volontari, dalle perreras spagnole e da altri posti altrettanto atroci, pronti a diventare altre foto per le figurine dei tanti, troppi, infiniti appelli di adozione che si leggono online. Sicuramente una realtà allucinante quella spagnola, ma che si va a sommare ad una realtà altrettanto allucinante, per altri versi, preesistente sul nostro territorio. Perchè, per ogni cane che viene ucciso in Spagna tra indicibili sofferenze, in Italia ci sono infinite cucciolate che finiscono sotto le ruote delle automobili, che muoiono di malattia, o peggio, che si decimano per mano “umana” a causa di bocconi avvelenati, abbandoni, soffocamento in buste della spazzatura e quant’altro.

"Per noi solo uno scatto. Per loro una vita di sofferenze" Fonte: www.esdaw-eu.eu/the-stray-dogs-in-europe.html
“Per noi solo uno scatto. Per loro una vita di sofferenze”
Fonte: www.esdaw-eu.eu/the-stray-dogs-in-europe.html

IL FENOMENO – Non siamo, purtroppo, all’altezza di poterci permettere di introdurre nuovi cani sul nostro territorio perchè non siamo in grado di gestire nemmeno i nostri di animali. Eppure sembra che tutto questo non conti, sembra che l’unica cosa importante sia “collezionare” adozioni tra volontari, o sfoggiare foto sempre più atroci sui social network per dimostrare agli altri “quanto si è stati bravi” a intervenire in determinate situazioni. Proprio l’altro giorno guardavo una serie di foto fatte ad un cagnolino che era stato ritrovato con il muso legato da una corda. Naturalmente il tutto era corredato da una storia strappalacrime con, infine, la solita richiesta di adozione. Ho guardato anche un video in cui si vedevano dei ragazzi salvare un cane trovato in tangenziale, legato al guardrail e completamente disorientato e intontito. Maree di commenti del tipo “bravissimi, ecco cos’è il vero volontariato” pullulavano le bacheche di queste persone, mentre io mi sono posta una sola semplice domanda: “Ma se io trovassi un cane legato a un guardrail, o con il musetto legato da una corda, la prima cosa che farei sarebbe fare delle foto, un video reportage o libererei l’animale il prima possibile, senza sprecare nemmeno un attimo, da quel momento di agonia e poi mi organizzerei per vedere il da farsi?”. Nettamente la seconda.

I DANNI DEGLI “ANIMALISTI” – Un altro appello mostrava dei cani, cuccioli compresi, completamente immersi nel fango di una sottospecie di rifugio che una volontaria diceva che era stato distrutto dal maltempo, privato dell’ “unica tettoia” (testuali parole) che possedeva. Fermo restando che sembra assurdo che un rifugio alle prime piogge diventi un marasma di fanghiglia, sembra ancora più assurdo che per una serie (non piccola) di cani, anche nel periodo migliore dell’anno, sia prevista una sola, fragilissima tettoia. Ma siamo sicuri che questo sia davvero il bene per gli animali che vivono sul nostro territorio? Animali che magari, se lasciati liberi, avrebbero trovato un riparo migliore dalla pioggia, invece che sporcarsi di fango (e prendere probabilissimi bronchiti, per alcuni, mortali) in una specie di lager da dove non c’è uscita? Quanto è sottile la linea tra chi sfrutta gli animali per il proprio profitto personale e chi invece li “usa” per redimersi, per riempire le proprie vite magari troppo vuote o per pulirsi la coscienza? Che differenza c’è tra una persona cattiva e senza scrupoli e un fanatico? Basta pensare ai fanatici religiosi e a cosa sono capaci e la risposta appare evidente. Se potessimo parlare con questi animali, siete sicuri che vi risponderebbero che la vita che gli si offre in questo modo sia quella che desiderano? Quali sono i nostri bisogni e desideri e quali i loro? Esattamente come accade che i genitori impongano ai figli delle scelte di vita sulla base dei propri desideri e delle proprie frustrazioni, così succede tra molti “volontari” e gli animali (quando, perlomeno, i volontari sono in buona fede).

INTERNET E GLI ANIMALI – Un mio amico, tanto per citare un esempio, aveva adocchiato una bella cagnolina che si proponeva in adozione a Caserta, da una associazione piuttosto conosciuta. Ha mandato email e messaggi ai numeri telefonici, ma dopo il primo contatto le “volontarie” hanno smesso pure di rispondergli. Ha inviato per un mese, forse più, email, telefonate, messaggi, ma della sua cagnolina del cuore nessuna traccia. Naturalmente gli ho proposto di lasciar perdere e di guardare altrove ma lui si era “innamorato” e voleva assolutamente portare quella piccolina a casa; oltre che, ovviamente, vederci chiaro. Cercando insieme su internet gli appelli per quella cucciola ci siamo resi conto che, come sempre, cominciavano a circolare le sue foto e la sua storia sempre con nomi di volontari diversi di riferimento. Qualcuno gli ha risposto dicendo che “loro avevano solo condiviso l’appello e fatto da tramite” altre, infine, dopo settimane e settimane di insistenza, gli dissero che la piccola era stata già adottata. Sull’appello comparve la fantomatica scritta “ADOTTATA” e del mio amico e della sua cagnolina prescelta non se n’è più curato nessuno. I danni di questo tipo di conduzione delle “adozioni” (sempre sperando che la cagnolina sia stata davvero adottata e che, oggi, stia in buone mani) sono infiniti: una persona che aspetta notizie invano distrugge la possibilità, ad altri animali, di essere considerati e adottati perchè si è concentrati già su qualcuno; cambiare continuamente nomi e numeri di telefono dei volontari di riferimento fa solo perdere tempo prezioso che per un cane è la cosa più importante da valorizzare, se vive in situazioni difficili; quando si vede un appello in rete, talmente che c’è foga di condivisioni e di spiaccicamento su bacheche e siti vari, che non si sa mai chi si occupa davvero di quegli animali, dove si trovino in quel preciso istante, a chi riferirsi per un’eventuale adozione e, soprattutto, se i cani sono ancora vivi, sani, in salute ed adottabili. Che modo è di condurre delle adozioni che dovrebbero avere come scopo unico la salvezza di questi animali? Senza contare che spesso questi appelli contengono delle specie di “parole in codice” per i trafficanti di randagi. Di mio, per partito preso, non condivido mai appelli del genere, perchè non potrei dormire la notte pensando di favorire questo schifo e questa confusione.

FANATISMO – Di episodi di fanatismo “animalista” che sfiorava e a volte incrociava anche il maltrattamento animale ne potrei fare a bizzeffe. Due ragazze furono denunciate, in uno stabile al Corso Vittorio Emanuele a Napoli, perchè i condomini si lamentavano che da casa loro si sentivano parecchi cani guaire, abbaiare e lamentarsi. Quando chi di dovere andò a controllare trovò oltre venti cani, stipati tra gabbie di varie dimensioni e altri sistemazioni del genere, che vivevano con loro in condizioni assurde, in un semplice appartamento in piena città. Naturalmente fu tutto sgomberato e denunciato. Ma loro credevano che quel modo di “sistemarli” era meglio che lasciarli per strada. E se questo è quello che succede in posti “controllati” come un appartamento in città, figuriamoci quello che può succedere in case di campagna o strutture abbandonate che spesso diventano abusivamente luoghi di “accumulo” animali. Senza contare il fatto che i canili comunali percepiscono una quota per ogni cane che ospitano e che si è creata anche una fitta rete di collaborazioni tra canili, “volontari”, staffettisti e chi più ne ha più ne metta, che, manco a dirlo, fa girare il Dio Denaro. In un’inchiesta apparsa su “Il Fatto Quotidiano” appaiono numeri da capogiro associati alle famose “staffette” a cui centinaia, forse migliaia, di cani e animali in genere sono sottoposti ogni giorno sotto i nostri occhi e il nostro beneplacito. Si pagano dai 30 ai 100 euro per animale, queste staffette sono ormai diventate un lavoro, nonostante chi le eserciti faccia di tutto per non farlo percepire come tale. Poco importa se siano dei privati o i comuni a pagare queste spese, fatto sta che sembra quasi assurdo che ci siano tutti questi soldi per spostare animali su e giù per l’Italia, l’Europa e il globo intero e poi manchino per le sterilizzazioni, che sarebbero l’unico vero baluardo di risoluzione del problema del randagismo, se solo si volesse davvero risolvere.

LA STAMPA – Un altro articolo a cura de “La Stampa” ha riportato un’altra importante situazione, riguardante le adozioni di animali all’estero: ” Le attività di movimentazione di animali oltre i confini nazionali a fini di adozione sono a tutti gli effetti movimentazioni commerciali, indipendentemente dal fatto che generino un profitto oppure no. Lo stabilisce la Corte di Giustizia Europea facendo così chiarezza sulla movimentazione di cani e di gatti a scopo di adozione, all’interno dell’Unione Europea”. Se non vogliamo considerare i motivi già descritti in un precedente articolo sulla questione “finti volontari” e “cani venduti al miglior offerente” (che è già una realtà terribile ma necessaria da accettare, se si vuole davvero il bene degli animali) basta pensare al fatto che scarrozzare i cani dal Sud al Nord non ha molto senso perchè:

  • gli animali presenti nei rifugi al Nord hanno così sempre meno chance di essere adottati, finendo la loro vita dietro le sbarre di un canile.
  • molti canili al Nord approfittano degli staffettisti per farsi portare cani dal Sud in modo da ricevere il compenso pattuito dai Comuni, fingendo di aver trovato quegli animali sul territorio. D’altro canto non c’è modo di dimostrare la loro provenienza. Non è improbabile nemmeno che possano arrivare anche ex cani padronali a cui veterinari compiacenti abbiano rimosso il chip (purtroppo il fenomeno del rapimento di animali domestici è in continua crescita).
  • la presenza di tutti questi pseudo-volontari-scarrozza-sposta-cani ovviamente rende ai Comuni meno impellente la questione delle sterilizzazioni che invece, per legge, andrebbe garantita, e sono 24 anni che andrebbe garantita in tutta Italia ma, evidentemente, non ha raggiunto i risultati sperati, perlomeno al Sud.
  • Una grandissima fetta di “staffettisti” non osserva le leggi più naturali e logiche di igiene, di conduzione e di rispetto per questi animali e non sono stati infrequenti casi di animali “persi” o addirittura scappati e successivamente morti durante questi “viaggi della speranza”. Molti staffettisti sono finiti nel mirino delle autorità e interi camion, spesso, sono stati sequestrati poichè privi di norme d’igiene, di documentazione e completamente abusivi nel modo di agire, stipando cani e gatti spesso sedati in tre o quattro alla volta nello stesso trasportino.

SOLUZIONI ALTERNATIVE – Come mai la legge che al Nord ha funzionato così bene al Sud non ha funzionato altrettanto bene? A chi fa comodo che ci sia ancora tutto questo randagismo? Fa bene alle tasche di chi se ne approfitta. Chi ci guadagna, seppur travestito con il miglior costume di agnello sacrificale, non andrà mai a risolvere alla radice il problema. La foga esasperata con cui moltissimi “animalisti” raccolgono animali per strada è una cosa talvolta sconcertante. Che lo facciano a fin di bene (sbagliando) o a fin di male (perchè sono persone orribili) in ogni caso fanno un danno e, se si guarda il risultato, non c’è differenza alla fine se non nelle intenzioni, probabilmente. Come ho spesso asserito, il problema principale dell’uomo è credersi il re assoluto di questo pianeta, è la presunzione assoluta che tutto quello che abbia a che fare con lui “vada bene” e tutto il resto sia sfacelo. Il che è alquanto inquietante, se ci si pensa a mente fredda. Tra l’altro l’iper-protezione provoca più danni che altro, basti pensare a quei genitori che non fanno uscire i figli di casa, completamente ottenebrati e bloccati dalla paura che possa accader loro qualunque cosa; privandoli, di fatto, della libertà. E’ ovvio e naturale che ogni scelta e ogni tipo di vita abbia delle conseguenze, ma non si può pensare di raccogliere tutti gli animali del mondo facendo cosa buona e giusta, sperando anche che magari ognuna di quelle vite verrà salvata da qualcuno che non aspettava altro per adottare un animale. Il numero delle persone è bene o male costante rispetto a quello degli animali che è in continuo aumento e per ogni famiglia che ha già 3 cani ce ne sono almeno due che non ne hanno nessuno e non hanno intenzione di prenderne. E allora come si spiega tutta questa sfilza di “adozioni” sicure e questa serie di volontari super-bravi che hanno collezionato centinaia di adozioni? Non c’è alcun controllo, nel tempo, per adozioni svolte in questa maniera, tra stalli di casa in casa, staffette, passaggi di mani. E se ci aggiungiamo che molti di loro sono in cattiva fede e riparliamo della questione “vendita di cani randagi all’estero per commerci vari e sperimentazione animale” il quadro è completo. Gli animali vanno seguiti sul loro territorio e spostati solo in estremi e rarissimi casi! Esiste la realtà dei cani da quartiere, esiste quella delle colonie feline ed esiste quella del CLA (Cane Libero Accudito), tutte regolamentate dai Comuni e dalle Asl di appartenenza. Ognuna di queste realtà prevede sterilizzazioni gratuite, animali accuditi da uno o più tutor e aiuti, perlomeno burocratici, in merito. Nessun cane di quartiere, microchippato/tatuato come tale, può essere portato via se è autoctono e vive bene nel suo territorio, integrato con altri umani e animali. E nessuno dovrebbe nemmeno pensare di farlo. I canili straripano di animali, anziani e meno anziani, cuccioli e mamme gravide, ed è veramente assurdo pensare che la cosa migliore sia raccogliere invece animali tranquillissimi dal proprio territorio, tra l’altro traumatizzandoli e non avendo per loro garanzia alcuna di una vita migliore o di una adozione sicura. Certo, i rischi ci sono, sul sito dell’ esdaw-eu (che bisogna però ricordare che è anche un organo politico, sebbene sia a favore degli animali) si stima che in Europa ci siano perlomeno 100milioni di randagi all’attivo, concentrati soprattutto nella parte Est e Sud. Molti di loro provengono da abbandoni, altri nascono e muoiono per strada, con una vita media, in moltissimi casi, di soli due anni. Alcuni vengono resi paralitici da incidenti, altri non riescono a procurarsi cibo e acqua a sufficienza per sopravvivere, soprattutto in stagioni particolarmente secche o particolarmente fredde (in molte zone d’Europa la neve cade copiosa per molti mesi l’anno, lasciando le strade ghiacciate). Ma tra un animale che vive due anni libero e magari accudito dal quartiere e un animale che vive 10 anni dietro le sbarre di un canile o peggio, che finisce in una rete “sbagliata” di finti volontari, come si fa a pensare che sarebbe più felice il secondo?

NO ALL’ABBANDONO – Ovviamente questo non deve indurre a pensare che “il cane/gatto in mezzo alla strada se la cava”. Animali provenienti da vita domestica è praticamente impossibile che riescano a cavarsela da soli, procurandosi cibo, acqua, riparo. Spesso, poi, diventano preda degli animali autoctoni, che difendono il loro territorio e difficilmente accettano animali provenienti dall’esterno, a meno che non si tratti di cuccioli appartenenti al loro stesso branco. In Italia è reato persino trovare un cane, portarselo dietro e poi abbandonarlo altrove. E’ reato, quindi, persino abbandonare un cane non proprio. Nella stragrande maggioranza di casi un animale abbandonato equivale a morte certa. Ma ci sono casi in cui, ad esempio, alcuni gatti, che per quanto si tenti di “tenerli al sicuro” trovano sempre il modo di scappare se d’indole selvaggia e, soprattutto, non sterilizzati, abbiano condiviso le case di più persone, diventando “gatti di quartiere” magari all’insaputa dei padroni originari. Alcuni, facendo questa vita, che per loro è naturale, hanno avuto vite bellissime, appaganti, felici. Forse non lunghissime, perchè dietro ogni gatto libero c’è sempre un rischio, ma sicuramente una vita degna di essere vissuta. E nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di privare un animale della propria natura. Perchè amare davvero gli animali significa fare quel che è meglio per loro, e non quello che noi crediamo sia meglio per loro sulla base della nostra antropomorfizzazione della specie.

I CANI DI ATENE – Hanno fatto il giro del mondo le foto dei cani di Atene, accoccolati sull’asfalto tra i passanti, in un clima di pace e tranquillità generale. Ci sono città dove tutto questo è regolamentato, non solo, ma tollerato e rispettato. Di certo l’asfalto non è il luogo ideale per un animale, ma di gran lunga è meglio del cemento di qualche box di un canile, per quanto dorate siano le sue gabbie. L’unica soluzione possibile a tutto questo è lasciare gli animali, ove si può, sul territorio, gestire le Colonie Feline, i Cani da Quartiere e i Cani Liberi Accuditi insieme alle istituzioni; anzi, forzare soprattutto loro, le istituzioni, quando sono latitanti, ad ottemperare la legge ed operare come questa impone. Sterilizzare a manetta, maschi e femmine, e incentivare le adozioni sul territorio, facilmente controllabili, in tempi anche lunghi, anche di anni, ed evitare di sovvenzionare questo traffico di animali e di soldi che si consuma tutti i giorni sotto i nostri occhi. Ci fosse anche il minimo dubbio sulla conduzione di queste adozioni, sarebbe già motivo di cominciare a porsi qualche domanda e cominciare ad agire diversamente. Per cui, ricollegandomi al messaggio lanciato dal progetto della Morabito di cui ho parlato più su, farei un paio di citazioni. La prima:

LA BIBBIA – “Dare per certo che “tutti” i cani siano “fatti” per vivere con gli umani, per essere adottati e chiusi nei nostri appartamenti e giardini credo che sia nel migliore dei casi una semplificazione grossolana e inaccettabile” (Roberto Bonanni). La seconda, direttamente dalla Bibbia: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine.”