anguillaAMICI ANIMALI – C’è un momento che si frappone tra due concetti fondamentali dell’umanità, la tradizione e il cambiamento, che si può esprimere in una sola parola: evoluzione. L’essere umano, si sa, è diventato molto pigro e restio ai “passaggi”, ma non dovrebbe dimenticare che è stato proprio questo adattarsi all’ambiente circostante che ci ha permesso di diventare quelli che siamo e di attraversare tutte le fasi dell’evoluzione umana, dai tempi della pietra fino a quelli moderni. Tutto questo per dire che c’è un momento in cui la tradizione andrebbe, se non altro, rivista e, in qualche caso, abbandonata, se rischia di far danni. Ma cosa ha a che fare tutto questo con il Natale e il capitone? Tentiamo di vederci chiaro.

Anguilla_anguilla (1)TRADIZIONE E STORIA – A Napoli è tradizione secolare ormai comprare il capitone, rigorosamente vivo, il 23 Dicembre, e mantenerlo vivo fino alla vigilia, momento in cui verrà cucinato e portato in tavola. I miti legati a quest’usanza sono svariati, ma vale la pena ricordare che questo pesce era molto comune in tempi di fame e crisi per cui era un alimento che poteva essere facilmente consumato anche da chi viveva in condizioni disagiate, in tempi remoti. Questo ha fatto in modo che si cominciasse a pensare che “portasse bene” mangiare il capitone, anche perché facilmente associabile, per la sua forma, ad un serpente, simbolo del male e del peccato nella religione cattolica. Mangiarlo nel giorno della nascita del Cristo significherebbe, quindi, “dare un morso in testa” al male, esorcizzarlo, allontanarlo per sempre dal bene. Come spesso accade, quindi, la tradizione diventa una “comodità”, qualcosa che in quel momento “è meglio che venga pensata”, ma rimane poi immutata nei secoli perdendo spesso scopo e lasciando misteri sulla sua origine.

REGNO ANIMALE – Il capitone, in realtà, altro non è che la femmina dell’anguilla europea; il nome prende spunto dal fatto che è più lunga (fino ad arrivare ad un metro e mezzo) del maschio ed ha una testa più grossa. In Natura esiste un altro pesce molto simile, chiamato Grongo, che si differenzia dal capitone proprio per la forma della testa che è più “depressa”.
Abita acque dolci, salmastre e salate perché il suo percorso di vita è molto particolare se non unico. Questi pesci abitano l’Atlantico e il Mar Mediterraneo dall’Islanda fino al Senegal, e sono pochi i luoghi in cui non compaiono o in cui se ne osservano di meno (come il Mar Nero). Scientificamente è da poco tempo che si è riuscita a studiare la loro riproduzione proprio a causa della sua complessità. Sembra che tutte le anguille nascano nel Mar dei Sargassi, una porzione di Oceano Atlantico compresa fra gli arcipelaghi delle Grandi Antille e le Azzorre, noto per le alghe che vi proliferano. Queste alghe infatti sono scure e affiorano in superficie in grandi quantità, dando ad alcune zone del mare l’aspetto di una prateria. E’ solo qui, quindi, sembra, che avvenga la riproduzione di questa specie.

LO SVILUPPO – In autunno, di solito, quando sessualmente maturi, questi pesci si trovano in acque dolci o salmastre, dove restano per anni durante la crescita e la metamorfosi sessuale, persino all’interno di laghi chiusi, ma il richiamo riproduttivo è così forte che riescono, in nottate di pioggia e senza luna (hanno occhi molto piccoli che rifuggono la luce), persino ad uscire da posti del genere e raggiungere fiumi e mari strisciando sulla terraferma come serpenti. Una volta arrivati a destinazione pare che il loro fisico in certi punti cambi, gli occhi si ingrandiscono (probabilmente a causa del fatto che la migrazione avviene a grandi profondità marine, povere di luce) e l’apparato digerente si trasforma, addirittura degenerando perché l’anguilla durante la migrazione smette di nutrirsi. Non sono ancora noti i percorsi seguiti per arrivare nel luogo della deposizione sopracitato, ma una volta arrivati lì questi pesci depongono le proprie uova, o rilasciano lo sperma, e muoiono. Questo è quello che si pensa, almeno, perché non si è mai trovato alcun esemplare adulto che ripercorresse il tragitto all’inverso successivamente. Incredibilmente, invece, i piccoli nati rifaranno il percorso inverso dei genitori raggiungendo l’Europa in circa 3 anni. I maschi in genere stazioneranno in posti con acque poco mosse e diventeranno sottili e trasparenti (prendendo il nome di “ceca”). Hanno un ottimo olfatto che consente di cacciare animali vivi durante la notte, ma si nutrono anche di piccoli animali morti. La grande richiesta che c’è di queste carni, particolarmente grasse, nelle cucine di tutto il mondo e soprattutto in Italia, ha generato anche numerose colonie d’allevamento. Tra l’altro il loro particolare ciclo riproduttivo non è ripetibile in cattività per cui vengono catturati semplicemente i giovani esemplari al ritorno dalla migrazione.

ESTINZIONE – Quello che molti non sanno è che la presenza di questi animali nei nostri mari è sempre più scarsa. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha attualmente registrato questa specie come “in pericolo critico”, un gradino al di sotto, quindi, dell’estinzione. La difficoltà di riprodurre questa specie in cattività, ovviamente, è a questo punto ancora più importante da tenere in considerazione, fermo restando che si tratta di una specie poco sensibile all’inquinamento e che è quindi in pericolo semplicemente a causa della richiesta eccessiva da parte dell’uomo, per le proprie tavole e per la ripopolazione di stagni e zone di pesca. Inoltre molti esemplari durante la risalita dai fiumi si ritrovano macellati o ostacolati dalle presenza delle turbine delle centrali idroelettriche.