L'edicola votiva abusiva

POZZUOLI – Terra di camorra, troppo spesso macchiata di sangue, dove sacro e profano si mescolano. Ottantaquattro arresti a Pozzuoli, un clan colpito al cuore appena un anno fa. molti presi lì, in quel rione nato più di 40 anni fa all’indomani del bradisismo. La prima periferia della città è stata il Rione Toiano. “Case dei Puffi”, “Case parcheggio”, “Carri Armati”, i soprannomi dati ai grossi palazzoni sorti negli anni ‘70 alle pendici del Monte Barbaro. Ad ogni pianerottolo, nei cortili un’immagine sacra, un altarino, in questa terra di camorra c’è tanta Fede, c’è tanta brava gente, Sacro e Profano che si mescolano.

Nicola Cefariello

“QUESTO ALTARE NON SI MUOVE DA QUI E SIAMO DISPOSTI A TUTTO” – E l’indice di Nicola che indica l’altare votivo alla “Madonna dell’Arco”. Una storia di devozione che accomuna tutti i residenti delle “Case del 13”, in via Marco Aurelio, nel cuore del Rione. “Tutto è iniziato 11 anni fa quando ergemmo un piccolo altarino votivo alla Madonna dell’Arco. Poi successivamente, da circa cinque anni, abbiamo costruito quest’altro che è più grande. Era il sogno di mio padre, quello di avere un altare della Madonna più grande e più bello e io gliel’ho realizzato” spiega Nicola Clarelli, fautore dell’iniziativa e presidente dell’associazione devota proprio alla “Madonna dell’Arco”.“E’ abusivo lo so, ma sta là da anni, perché adesso deve andare giù? Noi vogliamo metterci in regola, pagare.  Già mi hanno abbattuto una casa, possono abbattere tutto, hanno ragione ma la Madonna non si tocca”.

L'altarino abusivo

UNA SEGNALAZIONE ANONIMA – Un manufatto in legno e cemento, collocato sulla facciata di una palazzina nel cuore del quartiere. Le travi in legno incastrate nel cemento, l’altarino rivestito da mattoni, sopra l’immagine della “Madonna dell’Arco”, chiusa da un cancelletto in ferro. Non è l’unico da queste parti. Questo però è stato costruito senza permessi, ma “resiste” da 11 anni. Sul quale ora aleggia l’insidia dell’abbattimento da parte del Comune di Pozzuoli. Qualche giorno fa l’avviso orale di smontare la struttura in legno e cemento prima che arrivino le ruspe. L’esistenza di quell’altarino segnalata da un anonimo, da qualche residente al quale non andrebbe giù quella presenza sacra.

PAURA E TENSIONE – Poi controlli da parte del Comune. “Se c’è da pagare un’occupazione siamo disposti a farlo, ma l’altare deve restare. Siamo pronti alla battaglia contro il comune, ora inizieremo una petizione per fermare l’abbattimento” annuncia Nicola. Attimi di tensione si sarebbero vissuti quando sul posto sarebbe arrivata una pattuglia di caschi bianchi per la notifica dell’abuso. Nel frattempo il tettuccio della struttura è stato rimosso, ma potrebbe non bastare.

GENNARO DEL GIUDICE
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