Il dottor Giuseppe Cutolo

DIETOLOGIA – E’ stato dimostrato su modello animale in laboratorio che la crescita tumorale può essere attivata o disattivata anche solo con l’alimentazione, con risultati che hanno veramente dell’incredibile, e più tardi è stato visto che gli stessi effetti si hanno anche sugli umani,  a dispetto di qualsiasi predisposizione genetica. Questo è uno studio cominciato circa 50 anni fa, quando il Prof.Colin Campbell, fece un astuta osservazione: egli si accorse di un fenomeno molto curioso; specifiche  patologie quali cancro, infarti e diabete, colpivano nel 95% dei casi solo una categoria di persone, o meglio ancora una classe sociale, i nobili. Notò tuttavia che le stesse malattie erano quasi del tutto assenti in un’altra classe sociale, e cioè i poveri, in cui invece l’elevato tasso di morbidità era dovuto soprattutto  alle scarse condizioni igieniche, tanto che il cancro in passato fu definito la malattia dei ricchi. Ma come mai questa patologia colpiva solo i nobili ? Perché invece i poveri sembravano esserne quasi immuni?

LE IPOTESI – Si cominciarono a formulare diverse ipotesi; la causa che potesse dipendere da  fattori ambientali fu subito scartata, in quanto si faceva riferimento alla stessa regione o area geografica, di conseguenza tutti gli individui erano esposti agli stessi livelli idi inquinamento e altri fattori, così come fu scartata l’idea che potesse dipendere da  fattori genetici, visto che si parlava della stessa popolazione. Dopo un attenta analisi si concluse con assoluta certezza che la causa era nell’alimentazione !!! I nobili consumavano una categoria di nutrienti in particolare, all’epoca molto costosa, che era  quasi del tutto assente nella dieta quotidiana di ceti sociali più disagiati, stiamo parlando di  tutti gli alimenti di origine animale, carni, latte, formaggi e quant’altro erano sulla tavola di queste persone quasi tutti i giorni. Certo può sembrare strana come cosa, siamo stati abituati che le proteine di origine animale siano vitali, ma allora perché  questo strano fenomeno, sarà forse il caso?

LO STUDIO – Poco dopo un gruppo di ricercatori volontari si recò nelle Filippine  (The China Study) con l’intento di arginare o almeno ridurre il problema della mal nutrizione che ogni giorno mieteva centinaia di vittime, per lo più bambini. Essi partivano dal presupposto che il reale problema era la mancanza di proteine animali nell’alimentazione e che tale mancanza causava malformazioni, limitato sviluppo delle funzioni cognitive, limitato accrescimento, ma ciò che più di tutto attirò l’attenzione dei ricercatori fu un altissima incidenza di cancro al fegato soprattutto nei bambini. Si pensò addirittura di creare in laboratorio un integratore alimentare ad alto contenuto proteico, per cercare di arginare queste problematiche e ridurre l’elevato tasso di malattia, cancro in primis. La loro ricerca, si basava sull’idea che la grande incidenza di cancro al fegato fosse legata alla carente assunzione di proteine da parte di quei popoli. Ma dopo una serie di ricerche osservarono un fenomeno strano e stupefacente allo stesso tempo; i soggetti colpiti da tumore al fegato erano per il 98% quelli che potevano permettersi una quantità di cibo maggiore, coloro i quali consumavano una grandissima quantità di proteine animali, le famiglie più benestanti.

L’ESPERIMENTO – In pratica, i ricercatori si recarono nelle Filippine per dare un sostegno proteico alla dieta di  quelle popolazione, ma poi si accorsero  che i più malati erano proprio quelli che consumavano più proteine animali, e cioè l’opposto di ciò che loro avevano sempre creduto. Sarà stato forse un’altra coincidenza ?. Per rispondere a questa domanda è stato eseguito in laboratorio un esperimento che ha dell’incredibile: furono isolati 100 ratti da laboratorio, premettiamo che in condizioni sperimentali può essere indotto cancro al fegato al ratto proprio come agli umani. Si voleva capire a questo punto il ruolo delle proteine di origine animale, onnipresenti nella nostra dieta e nella nostra cultura, nella comparsa e nello sviluppo del cancro al fegato, se una quantità maggiore o minore di queste potesse prevenire o attenuare tale malattia. I ratti furono divisi in 2 gruppi, il primo aveva una dieta con il 20% di proteine, una dieta quasi identica alla nostra, in tale esperimento furono utilizzate le caseine, ovvero le proteine del latte, il secondo gruppo di 50 ratti invece seguiva una dieta che prevedeva il consumo  solo del 5% di proteine, un consumo quindi molto più basso. Successivamente, i ratti furono esposti ad un potente cancerogeno(Aflatossina), per indurre cancro al fegato. Il risultato che ci si aspettava era che i ratti con una dieta del 20% non sviluppassero il cancro, mentre quelli al 5% fossero malati. Ma i risultati dicevano l’opposto. Udite udite,  il 100% dei ratti che erano stati alimentati con il 20%di proteine animali, avevano sviluppato cancro al fegato, non 10, non 20, ma tutti i ratti, tutti malati, nessuno escluso; mentre nell’altro gruppo la malattia non comparve in nessun soggetto analizzato, nessuno !!! E ciò coincideva perfettamente con quanto riscontrato nei bambini e nei nobili.

UN RISULTATO SCHIACCIANTE – di 100 a 0,  che non lascia niente al caso. Fu una rivoluzione inaspettata, finalmente i vari tasselli cominciavano ad unirsi e a dare vita ad un quadro molto chiaro, e cioè, tra i vari carcinogeni  che noi consumiamo, quello più dannoso è la caseina, questa è senz’altro una dichiarazione molto dura e provocatoria. Dopo questi esperimenti si aprì un nuovo mondo nel ambito alimentare, per quanto concerne le sue relazioni con la salute, e non importa se queste affermazioni potrebbero causare scetticismo o essere provocatorie, esse sono vere, sono  risultati ampiamente ripetuti e confermati, pubblicati sulle riviste scientifiche più importanti. Adesso possiamo affermare con estrema tranquillità che non solo la Caseina, ma tutte le proteine di origine animale possono verosimilmente favorire la crescita tumorale, rispetto invece alle proteine di origine vegetale.

LA MALATTIA – Il cancro procede attraverso 3 stadi : iniziazione, promozione e progressione. Per capire meglio tale processo facciamo un analogia, si può dire che esso sia uguale alla semina di un prato, dove l’iniziazione è la fase in cui si mettono i semi, la promozione è quando l’erba comincia a crescere, e la progressione corrisponde al momento in cui la crescita dell’erba è fuori controllo, invadendo il vialetto di casa, il marciapiede e le aiuole. Nel caso del cancro, i semi per la fase di iniziazione, sono i cosiddetti carcinogeni, che trasformano le cellule normali in cellule predisposte al cancro. Una mutazione implica danni permanenti al DNA, gli stessi danni saranno poi ereditati dalle cellule figlie e così via. Tale processo può avere anche una durata brevissima, il tempo che il carcinogeno, venga assorbito dal sangue, arrivi alla cellula e si leghi al DNA. La fase successiva, la promozione, è una fase che richiede degli anni, e necessita delle giuste condizioni per far si che le cellule predisposte al cancro crescano in maniera corretta, come i semi nel terreno necessitano di acqua,  luce solare e altri fattori. In assenza di uno di questi fattori i semi non crescono, le nuove plantule resteranno dormienti in attesa di essere attivate. Questa fase a differenza della prima, è reversibile, quindi se alla crescita delle cellule cancerose viene data la giusta condizione per crescere allora esse cominceranno a svilupparsi.

ALIMENTI – E qui che determinati fattori alimentari diventano vitali, fattori detti promotori lo attivano, altri detti antipromotori lo disattivano. Ma in che modo la crescita tumorale può essere influenzata dall’assunzione di proteine animali? Vi è la presenza di alcuni enzimi nelle nostre cellule responsabili del metabolismo dei carcinogeni ( come l’Aflatossina nell’esperimento), enzimi dalla natura molto complessa che spesso metabolizzano anche i medicinali, essi hanno paradossalmente una duplice funzione, sia detossificante, che attivante sul carcinogeno. E’ stato dimostrato dopo esperimenti successivi che la quantità di proteine animali in una dieta possa andare ad influenzare l’azione di questi enzimi, infatti una riduzione di cibi animali determina una conseguente riduzione dell’attività di questi enzimi nella trasformazione e attivazione dei carcinogeni potenzialmente in rado di legare il DNA. Si tratta di scoperte davvero impressionanti. Tornando all’esempio della semina nel prato, e cioè della fase di iniziazione, possiamo tranquillamente affermare con sicurezza che al momento della semina, una dieta a basso contenuto di alimenti animali, può ridurre il numero di semi nel nostro prato canceroso. Più in la vedremo invece cosa accade nelle fasi di promozione e progressione del cancro, intanto meditate gente…meditate, e ricordatevi…..

…..mangiare bene è un diritto, non un peccato !!!

 DOTTOR GIUSEPPE CUTOLO