la locandina dell'evento

L’appuntamento è per venerdì sera alle 21 a “Villa Vazia” a Torregaveta.

 “Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare la barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti. Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio”. 

Credo non esistano parole più adatte di quelle usate da Henri Laborit nel suo elogio alla fuga per raccontare della nostra performance che, piuttosto che ad un viaggio, assomiglia ad un naufragio. La nostra è un’imbarcazione di fortuna,  fatta di strumenti antichi, tradizionali,  evocativi, che in balìa delle onde tocca rive per molti ancora inesplorate. Di queste rive, abbiamo deciso di raccontare: dell’orgoglio del fado portoghese, della passione del flamenco andaluso, dell’istinto primordiale espresso nei canti popolari Sardi e di tutto il Sud Italia e dell’amore poetico della canzone napoletana d’autore.

 C’è poi la Sicilia, respirata attraverso l’omaggio alla grande Rosa Balistrieri. Sconosciuta ai più giovani, Rosa Balistrieri è stata definita la più grande cantatrice del ‘900 per l’essenzialità del suo canto, legato alla vita e alla sua terra. Scomparsa da più di vent’anni, Rosa Balistrieri rimane un esempio altissimo di quella che io definisco “urgenza del canto” lontana dalla velleità, dall’esibizionismo e dal mercato; urgenza che oggi sembra appartenerci sempre meno. 

L’altro omaggio è all’ ultimo poeta del secolo scorso: Fabrizio De Andrè e alla sua Creuza de Ma. Fil rouge di questo naufragio è la deriva drammaturgica che nasce dalle parole di Labourit, Baricco, Platone, Dante, Borrelli, Hemingway: parole per voce sola; voce che evoca e restituisce, come la risacca, i detriti di un viaggio attraverso la musica e la poesia, attraverso l’animo umano. Gli strumenti coinvolti sono molteplici e di estrazione diversa: tamburi a cornice; surpeti indiano; chitarre; bouzouki greco. La voce si esprime in canzoni di tradizione popolare, brani d’autore e canti a distesa”.

Comunicato stampa