La motocicletta sulla quale viaggiava Pasquale Manna. A terra gli oggetti che il motociclista aveva con sè

BACOLI – Era un giorno come un altro quel giovedì mattina per Pasquale Manna, 45 anni, responsabile alla sicurezza nell’azienda di telecomunicazioni Wind.  E come da sua consuetudine era uscito da casa alla stessa ora per trovarsi in tempo al lavoro. Doveva raggiungere  gli uffici dell’ex stabilimento Olivetti, dove purtroppo non ci arriverà. Bacoli e Pozzuoli sono separate da pochi chilometri di strada che costeggiano il mare, quella strada Pasquale l’aveva percorsa e ripercorsa mille volte, sempre con la stessa accortezza, attento ad ogni pericolo. Quella mattina però qualcosa non è andato per il verso giusto, alle nove e un quarto di quel maledetto 16 giugno in via Montegrillo accade qualcosa.

UN TERRIBILE INCIDENTE –  Pasquale Manna si trova coinvolto in un incidente, la sua motocicletta finisce in un groviglio tra auto e camion. Muore sul colpo, a 45 anni, lasciando una moglie e il figlioletto di appena 4 anni. Una tragedia. Immediatamente partono le indagini per chiarire la dinamica che ha provocato l’incidente, a condurle sono gli agenti del corpo di Polizia Municipale di Bacoli diretti dal comandante Marialba Leone. Il fascicolo finisce sulla scrivania del Pubblico Ministero incaricato dalla Procura della Repubblica di Napoli Federico Bisceglia.

Il punto dove sarebbe avvenuto l'impatto

MILLE IPOTESI NESSUNA CERTEZZA – Ma nel frattempo parte il tam-tam delle ricostruzioni: mille voci, mille ipotesi, nessuna certezza. Non ci sarebbero testimoni oculari, pare che nessuno abbia visto, assistito alla drammatica sequenza mentre Pasquale Manna in sella alla sua moto Bmw finiva in quel groviglio di lamiere per poi schiantarsi al suolo. Da quel giorno sono trascorsi più di 4 mesi, le indagini rimangono aperte, ma come Pasquale Manna abbia perso la vita è ancora un mistero. Almeno per i familiari che vivono un dolore inaccettabile al quale si aggiunge quella sensazione di frustrazione quando non si riesce ad avere una spiegazione. «Dopo 4 mesi non abbiamo ancora potuto ricostruire i fatti, non sappiamo niente di come siano andate le cose. Faccio un appello a chiunque quel giorno si trovava lungo quella strada e ha visto le sequenze di quell’incidente. Chiedo che parli, che ci aiuti a ricostruire la verità, non possiamo vivere così»

IL DISPERATO APPELLO DEI FAMILIARI – A lanciarlo è Lucilla, sorella di Pasquale. Con lei c’è anche il papà Gerardo e la mamma Tina. Li incontriamo proprio su quel maledetto punto dove è avvenuta la tragedia, sul marciapiedi a pochi passi dal punto dello schianto. Rivedere quella strada è terribile, un flash back da far star male, ma bisogna reagire, conoscere la verità. Insieme chiedono semplicemente di “sapere”, nulla più. «Cosa racconteremo un domani a mio nipote che ha perso il proprio papà? Quando ci chiederà come è morto il suo papà noi cosa gli risponderemo?». E’ forte il senso di angoscia che aumenta con il passare del tempo e la paura che tutto possa finire senza avere una risposta, che nel frattempo la mente alla ricerca di razionalità cerca di darsi.

Via Montegrillo

« NON POSSO PENSARE   che mio fratello abbia fatto qualcosa di azzardato come un sorpasso, non era proprio possibile. La strada non lo consente, è troppo stretta. Avanti a sé aveva un camion, era difficile superarlo e lui da esperto motociclista una cosa del genere non l’avrebbe mai fatta. In moto andava piano, allacciava sempre il casco ed era una persona attenta»  racconta la sorella Lucilla. Brancolano nel vuoto i familiari di Pasquale Manna, a Bacoli non conoscono quasi nessuno e per loro la ricerca di ogni indizio o testimonianza di quell’incidente è estremamente  difficoltosa.

IL DIRITTO DI CONOSCERE LA VERITA’ – Papà Gerardo e mamma Tina sono persone riservatissime, come lo era il figlio e come lo è la sorella Lucilla, che proprio per riservatezza ci chiedono di non pubblicare le loro foto. «Vogliamo fare un appello semplice, per una questione di riservatezza della nostra famiglia. Non vogliamo polemiche né attaccare nessuno, vogliamo semplicemente sapere la verità e chiedere di essere aiutati da quanti hanno potuto vedere qualcosa. Perché vogliamo che un giorno questo bambino possa sapere come è morto il suo papà».  Il dolore è troppo grande, papà Gerardo e zia Lucilla guardano il piccolo che gioca, insieme a lui c’è anche nonna Tina. Verso quel bimbo sentono un dovere di verità, perché come tutti i bambini ha il diritto di di avere una risposta quando a un adulto chiederà “perché”. Una risposta vera.

PER CONTATTARE I FAMILIARI:   3288460375 – 3285332658

GENNARO DEL GIUDICE
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