Due sfollati tra la distruzione

POZZUOLI –  «Aiutateci siamo soli, non abbiamo più niente. Aiutateci!». Il disperato appello arriva da Licola, da tredici famiglie che da domenica scorsa non hanno più niente. Le loro case sono state ricoperte dal fango dopo lo straripamento dell’alveo dei Camaldoli che in meno di 20 minuti ha seppellito i sacrifici di una vita. Da una settimana spalano ancora il fango, misto a liquami e topi morti dalle loro abitazioni. Ma sono soli e pochi e non riescono a tenere testa ai danni di una catastrofe annunciata. . Già nel 2006 gli argini non tennero alla forza d’urto dell’acqua travolgendo tutto. Ma questa volta è stato peggio.

A STENTO   riescono a trattenere le lacrime, donne, uomini, bambini, ancora sporchi di fango sembrano spaesati. Chiedono aiuto, un supporto anche psicologico, perfino qualche parola di conforto. «Siamo stati abbandonati da tutti, nessuno che ci viene a dare una mano, non sappiamo nemmeno da dove iniziare. Ci aspettavamo un aiuto dalla Protezione Civile, da associazioni di volontariato, invece nessuno ha mosso un dito» denuncia Antonio Sarnelli, che domenica è riuscito a scappare mettendo in salvo il nipotino di appena 5 mesi.

Agostino, il giovane rimasto intrappolato nell'abitazione

LO SCENARIO   che si trova percorrendo la stradina che da via Bambù porta a questa piana è di totale devastazione: nei campi dove una volta cresceva la verdura oggi c’è una distesa di melma nella quale la gente scava e dalla quale cerca di liberarsene. Ma è troppa,  e da soli non ce la fanno. Domenica in alcuni punti l’acqua raggiungeva i 4 metri, le abitazioni al piano terra erano sommerse, loro attendevano i soccorsi sui tetti.  Dopo una settimana in questa piana al confine tra i comuni di Pozzuoli e Giugliano, tra via bambù e via Madonna del Pantano non si è visto nessuno.

POLEMICHE   per la mancanza di aiuti «Il nostro dramma è come quello di Genova. A differenza loro qui non è morto nessuno, forse per questo nessuno viene ad aiutarci?» I due comuni hanno offerto vitto e alloggio in 2 alberghi della zona, sono state staccate le utenze anche per motivi di sicurezza, l’Asl ha rimosso solo una parte di animali morti mentre quelli randagi sono ancora seppelliti. Nell’aria la puzza insopportabile proprio per le carogne in decomposizione e per le fogne straripate che aumentano il rischio di epidemie e di infezioni. Alla rabbia e alla disperazione col passare del tempo si aggiunge lo sconforto, il senso d’impotenza di fronte a tanto.  Qualcuno tenta di reagire, come la signora Antonietta Lubrano, che mentre osserva la sua casa ricoperta ancora dal fango tenta di salvare qualche indumento lavandolo.

LA DEVASTAZIONE   ha messo in ginocchio l’intera famiglia Panella, conosciuti in zona perché proprietaria del ristorante “Da Sabatino”. Il locale è stato completamente sommerso e distrutto dalla furia del fango. Oltre al locale, anche tutte le abitazioni dei figli di Sabatino tra questi Angela, che non riesce a trattenere le lacrime. E’ distrutta, guarda la sua casa e piange. Ha perso anche il deposito e tutto quello che c’era dentro, il lavoro che aveva sotto casa, auto, motorino, tutto. Il figlio Agostino di 17 anni è stato salvato in extremis «Eravamo convinti che stesse dormendo a casa dell’amico – racconta –  ma mentre scappavamo ho visto il suo i-pod e ho capito che stava nella stanza al piano terra. Mio marito è corso a salvarlo quando l’acqua gli era arrivata ormai alla gola. Pochi secondi più tardi sarebbe stata la fine» Una vera tragedia.

GENNARO DEL GIUDICE
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FOTO di ANGELO GRECO

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